8.5
- Band: MASTERPLAN
- Durata: 00:54:07
- Disponibile dal: 24/01/2005
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Spotify:
Apple Music:
Lo scorso anno il debutto dei Masterplan scosse l’intera scena metallica con un disco eccezionale, uno dei migliori debutti di sempre. Aspettavamo quindi con una certa trepidazione la seconda fatica del gruppo guidato dagli ex Helloween Roland Grapow (chitarra) e Uli Kusch (batteria), e dallo strepitoso cantante Jorn Lande. C’è da dire che le attese non sono state smentite, “Aeronautics” è un grande disco che, rispetto al suo illustre predecessore, manca un po’ di spontaneità ed immediatezza, assenze che però non vanno viste con occhio negativo, tutt’altro. “Masterplan” era infatti un disco molto più power, che riusciva a far centro sin dal primo ascolto; questa volta per assimilare le varie canzoni è necessario un orecchio più attento e una maggiore predisposizione verso l’hard rock melodico – genere di cui erano già presenti degli accenni sul primo disco. In definitiva “Aeronautics” è un lavoro molto più riflessivo e, per certi versi, più maturo. Decisiva in questo senso, l’attiva partecipazione al songwriting del tastierista Axel Mackenrott (unitosi alla band subito dopo la registrazione del primo disco), che con il suo strumento riesce a cambiare continuamente il mood del disco. Quanto detto potrebbe sembrare subito smentito dall’opener “Crimson Rider”, un gran pezzo di heavy metal dalle possenti accelerazioni vagamente permeato d’epicità, perfettamente in linea col passato della band, ma è con lo stupendo singolo “Back For My Life” (che molti di voi avranno già avuto la possibilità di ascoltare) che si inizia a scorgere il nuovo volto dei Masterplan. L’hard rock di questo pezzo, interpretato da un Lande in stato di grazia, sembra appositamente concepito per essere sottoposto a continui passaggi radiofonici, peccato però che questo genere di musica non gode di alcuna considerazione presso i grandi circuiti radio, perché il pezzo in questione avrebbe ottime possibilità di diventare una vera hit. “Wounds” è un pezzo power di pura classe, che rimanda al periodo Helloween dei due ‘Keeper’; “I’m Not Afraid”, dotata di un refrain irresistibile, comincia altera e solenne per poi crescere e tirare fuori un’energia pazzesca. Si continua a gioire con “Headbangers Ballrom”, ottimo episodio che paga dazio ad un certo hard rock anni ’70 caro ai Rainbow, e con la semi-ballad “After This War” giocata tra toni drammatici e solenni. Con “Into The Arena” la band torna a picchiare e prepara la strada all’heavy granitico di “Dark From The Dying” arrichito di classiche melodie hard rock; “Falling Sparrow” si lascia cantare a squarciagola e mette in mostra attributi progressive. Il finale è affidato alla lunga (oltre nove minuti la sua durata) e meravigliosa “Black In The Burn”, canzone che riassume un po’ tutto l’universo musicale dei Masterplan, fatto di riff terrificanti miscelati a tanta melodia, e di continui cambi d’atmosfera. L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un disco assolutamente all’altezza del suo predecessore, che alla lunga potrebbe rivelarsi addirittura migliore. Fatelo vostro senza alcuna esitazione.
