MASTER’S ASHES – How The Mighty Have Fallen

Pubblicato il 21/04/2026 da
voto
7.5
  • Band: MASTER'S ASHES
  • Durata: 00:39:33
  • Disponibile dal: 17/04/2026
  • Etichetta:
  • Time To Kill Records

Master’s Ashes, le Ceneri del Padrone; “How The Mighty Have Fallen”, ‘come i potenti sono crollati’; quanto di apocalittico e speranzosamente attuale evocano il moniker di questa nuova band ed il titolo del suo primo lavoro sulla lunga distanza!
In un’epoca storica in cui i padroni dominano in modo prepotente, arrogante e sempre più pericoloso sul resto della popolazione occorrono come l’aria tali spiragli di luce – seppur decadente e vespertina – a ricordarci da che parte deve riemergere il giusto e da quale parte deve inabissarsi per sempre lo sbagliato: i Master’s Ashes lo fanno con una precisione certosina, una veemenza corroborante e, soprattutto, quella chimica inossidabile che deriva da coordinate spazio-temporali di capacità, coincidenze, abilità e ferrea volontà capaci di farceli piacere ed ammirare fin dai primissimi minuti di ascolto; scriveremmo addirittura di disco ‘resiliente’, se non disprezzassimo parecchio l’abuso del termine.
D’altronde quasi tutti i nomi coinvolti in questa sorta di supergruppo underground sono una garanzia di qualità e ‘voce in capitolo’: partiamo dal più famoso del sestetto, il canadese Eric Forrest, cantante e bassista su “Negatron” e “Phobos” dei Voivod, qui chiamato ad abradere con dense scatarrate il microfono; poi – secondo noi pieno fulcro del progetto – i due ex Crisis Afzaal Nasiruddeen e Fred Waring III: il chitarrista pakistano ad elevarsi a ruolo di principale compositore della band, il batterista americano ad imbastire pattern tanto potenti e basici quanto in grado di trascinarsi appresso tutti gli altri; Dan Kaufman, ex Mindrot ed ora nei Destroy Judas, prende le redini della seconda chitarra, mentre la line-up è completata da Jeff Golden al basso (ex Crowbar ed attualmente session live con i Six Feet Under) e da Katie Crimson alle tastiere, quest’ultima reduce dall’esperienza nei The Convalescence.

Dopo aver inquadrato un attimo l’alone plumbeo in cui la formazione muove i suoi primi gattonamenti ed averne elencato i membri, passiamo a delineare meglio la musica proposta nel riuscito esordio “How The Mighty Have Fallen”.
Primo appunto da fare, inevitabile: questo avrebbe potuto benissimo essere il disco del rientro sulle scene per i Crisis, in quanto l’imprinting di Afzaal sulle composizioni è nettissimo, grazie al mix di noise, stoner, sludge, punk, hardcore, doom, apocalisse, psichedelia e sapori mediorientali che viene emanato dai solchi del disco. Chiaro, la voce di Karyn (voce e figura centrale per i Crisis) avrebbe letteralmente spaccato in due le composizioni qui presenti, ma anche la brutalità e le grida sgraziate di Forrest fanno ampiamente il loro, e fanno solo alla lontana rimpiangere l’illusione di ciò che avrebbe potuto essere ma non è stato.
I groove assurdi, la potenza, la ruvidità della produzione, la sensazione di essere sempre in sospeso tra esplosioni, implosioni e crolli nevrotici tengono avvinghiati senza altra soluzione di sorta all’ascolto del platter, quaranta minuti che vanno giù nel gargarozzo freschi e rassicuranti come il primo sorso di birra dopo un pogo terremotante. Le melodie sinistre e circolari che sgorgano dalla penna dei Nostri ipnotizzano sempre più ad ogni passaggio, e Forrest sembra urlare con più foga dopo ogni fruizione.

La tracklist di “How The Mighty Have Fallen” è decisamente uniforme e snella, ma anche ben definita e organizzata.
Anche qui, a ben vedere, troviamo delle analogie con i Crisis e con la loro ultima testimonianza di vita (“Like Sheep Led To Slaughter” del 2004): i tre brani più brevi, l’introduzione “Preface”, l’intermezzo “Interzone” e la chiosa “Epilogue” ricalcano grosso modo le tre tracce simili presenti sul disco citato, ovvero recitazioni di presagi di catastrofi imminenti con sottofondi rumoristici e noise; tolto questo trio di episodi atipici, le restanti otto tracce evolvono omogenee tra strutture dalle caratteristiche descritte già più sopra, ovvero imperniate su incedere monolitici e corrosivi, cadenze più o meno dinamiche e orecchiabili, andamenti a volte ondeggianti, a volte spigolosi come saette, mentre il buon Eric Forrest, sopra tutto tale macinare di note, mette pressione con una prova pregna di passione, rabbia e intensità.
Non manca un’attenzione certosina ai dettagli e agli arrangiamenti, che vengono fuori magari dopo qualche serie di ascolti approfonditi, quando il preziosissimo apporto delle tastiere e dei synth di Katie Crimson viene fuori dai sotterranei stratificati del suono.
Insomma, diciamola tutta: il voto che vedete qui sopra può sembrare forse un tantino ingeneroso rispetto a quanto esplicato a parole in questo testo, ma le ragioni ci sono: un difetto l’album ce l’ha, ovvero una ancora marcata ripetitività, e proprio per questo, appunto, ci piace lasciare un ampio margine di miglioramento per il futuro, perchè siamo convinti che la paletta di colori a disposizione di questo gruppo abbia ancora tante sfumature da scoprire e sperimentare.
Giusto per indicarvi i nostri brani preferiti, invece, vi consigliamo di puntare in pieno su “The Deceptive Cadence”, “Beginning Of The End” e il trittico a titolo “Divert The Conflict”.

Nei Master’s Ashes, dunque, ci sono i Mastodon e gli Unsane, ci sono i Crisis e i Crowbar, i Pantera e i Neurosis, c’è il vecchio che non teme il nuovo e resta al passo con i tempi, il vecchio che non è mai andato fuori moda, ma soprattutto c’è il vecchio che ha ancora da insegnare ai giovani e che ha la volontà di ribellarsi allo status quo, di rivoltare quanto già scritto, di tramandare alle generazioni odierne che, come non è mai esistito nessun dio, allora può non esistere anche nessun padrone.
No Gods, No Masters.

 

TRACKLIST

  1. Preface
  2. Defiance Disorder
  3. Divert The Conflict I
  4. Divert The Conflict II
  5. Divert The Conflict III
  6. Battle Obscura
  7. Interzone
  8. The Deceptive Cadence
  9. Beginning Of The End
  10. How The Mighty Have Fallen
  11. Epilogue
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