5.0
- Band: MASTER'S HAMMER
- Durata: 00:41:51
- Disponibile dal: 26/11/2025
- Etichetta:
- Darkness Shall Rise Productions
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Tra i ritorni meno aspettati di quest’anno, c’è quello dei Master’s Hammer. Li avevamo lasciati nel 2018, quando con un loro ultimo concerto a Brno (da cui è stato tratto il loro “Live Occult Rituals”) avevano comunicato il proprio addio alle scene; al contrario, esce adesso un nuovo album, il nono della loro carriera.
La band non dovrebbe aver bisogno di presentazioni: in giro dal 1987, è uno dei grandi nomi del black metal esteuropeo, che assieme a Root e Törr propose uno stile nettamente diverso da quello dei propri colleghi scandinavi, cantato per lo più in madrelingua e con delle strutture dei brani molto più elaborate rispetto allo standard dell’epoca.
La loro proposta era già unica ai tempi di “Ritual” (1991) e man mano si fece sempre più vicina alle sperimentazioni, come può testimoniare il precedente “Fascinator”.
Ma in “Maldoror Disco”, siamo proprio su un altro livello: se eravamo già preparati per un uso massiccio delle tastiere, in questa nuova fatica in studio queste diventano quasi l’elemento predominante. La componente elettronica ha preso il sopravvento e quella metal ora è diventata secondaria: viene fatto un massiccio uso di synth che a tratti suonano pure vicini all’EBM (vedi “Take It Or Leave It” o “Genesis P. Orridge”). Il risultato finale è molto diverso da quanto fatto precedentemente dalla band ceca, più adatto per essere suonato in una serata goth più mainstream che nei posti dove i nostri sono più abituati ad esibirsi.
Per quanto le sperimentazioni esprimano la volontà, più che condivisibile, di uscire dagli schemi per imporre un discorso personale, qui sembra tutto un po’ una versione più pacchiana di alcune cose dei Rammstein.
Ci sono però alcuni pezzi che rimangono facilmente in testa, come “Bochnatky” e il singolo scelto, “The Beast Within”, ma per quanto ci siano degli elementi del loro sound che ritroviamo, come la voce e la struttura dei testi di Franta Štorm (unico membro originale assieme a Necrocock), rimane un grande punto interrogativo su questo lavoro, perchè non si capisce bene in realtà dove voglia andare a parare (con anche dei momenti agghiaccianti con l’autotune).
Va bene il voler spaziare nel proprio sound, ma unire dei contesti diversi è un’arte: non è facile riuscirci, come invece ad esempio hanno fatto Ministry, uno dei pochissimi (e migliori) esempi di come metal e industrial possano essere proposti insieme valorizzando entrambi gli aspetti.
Consigliamo a chi segue i Master’s Hammer di fermarsi a “Fascinator”, poichè qui difficilmente troveranno qualcosa di interessante: come detto sopra, non è la scelta di privilegiare un aspetto piuttosto che un altro, è piuttosto la commistione dei due così come sintetizzata in questo lavoro a lasciare perplessi.
