MAWIZA – Ül

Pubblicato il 29/07/2025 da
voto
8.0
  • Band: MAWIZA
  • Durata: 00:40:23
  • Disponibile dal: 18/07/2025
  • Etichetta:
  • Season Of Mist

Tra il Cile centrale e meridionale e la parte sud dell’Argentina (la Patagonia, quindi) esiste un popolo di etnia amerindia pressochè dimenticato e nel corso degli anni sempre più confinato, una sorta di Indiani d’America del Sudamerica: gli Araucani, detto alla spagnola, meglio conosciuti come Mapuce o Mapuche, accomunati dalla condivisione di strutture sociali, economiche e culturali, tra le quali spicca l’utilizzo della lingua indigena mapudungun.
Ecco, nella nostra vita di ascoltatori seriali di epopee metalliche, la band metal di origine Mapuce ancora ci mancava, ma arrivano questi Mawiza, editi dalla prodigiosa e coraggiosa Season Of Mist, a colmare la lacuna: “Ül” è il loro secondo lavoro sulla lunga distanza, dopo il debutto “Kollong”, autoprodotto solo l’anno scorso e comunque mostrante una formazione dalle idee più che chiare.

L’etichetta dei Mawiza ci propone come genere suonato un accettabilissimo ‘indigenous groove metal’, dicitura che ben descrive ciò che il quartetto mette sul piatto: un metallo piuttosto rètro incentrato su chitarre pesanti e cariche di groove, in grado di richiamare ovviamente molteplici realtà nate di seguito a dischi fondamentali quali “Chaos A.D.” (e “Roots”, perchè no?) dei Sepultura, “Demanufacture” dei Fear Factory, il debutto dei Korn; il riffing, però, che trae ispirazione dalla musica etnica e folcloristica dei Mapuce, è davvero originale, iperdinamico e ricco di soluzioni, levando dai solchi del CD quella polvere del tempo che, se troppa o troppo spessa, avrebbe reso il disco molto meno interessante; tale dinamismo, invece, unito ad una prova vocale in lingua madre semplicemente strepitosa e ad un basso così distorto da sembrare una terza chitarra, crea un effetto quasi innovativo in “Ül”, che risulta fresco e appassionante non solo ad un primo ascolto esaltato, ma anche proseguendo con le fruizioni a più riprese.

Nove tracce per quaranta minuti di durata complessiva sono perfette per farci colare per bene nelle meningi il parco sonoro dei Mawiza – Awka alla voce e chitarra ritmica, Karü alla chitarra solista, Zewü al basso e Txalkan alla batteria – grazie anche ad una produzione impattante, perfetta, calda ma anche dura e senza compromessi.
La potenza dei brani è a tratti deflagrante, le linee vocali sono quasi sempre centrate, qualche volta anche cantabili, e la sezione ritmica tiene il passo guidando indefessa ogni composizione.
Il riferimento principale dei Mawiza, perlomeno per quanto udibile in “Ül”, sono chiaramente i Gojira più heavy, quelli di “The Way Of All Flesh” e “From Mars To Sirius”, per intenderci. Nel suono dei Mawiza c’è quella pesantezza, quella tensione ritmica, quell’ancestralità tribale che il gruppo dei fratelli Duplantier sa benissimo come portare in musica.
Non a caso, in “Ti Inan Paw-Pawkan” c’è proprio Joe, cantante, chitarrista e leader del combo francese, a dare il proprio contributo alla causa. Ovviamente, se volete avere qualche altro nome che riconduca facilmente al suono Mapuce, potremmo citarvi a caso Soulfly, Ill Nino, Slipknot, Static-X, Laberinto, anche qualcosa degli ultimi/penultimi, minimali Rotting Christ, ma in parte si sentono anche echi provenienti dai Meshuggah.

L’avvio è affidato alla rituale e preparatoria “Wingkawnoam”, uno stomp-metal adatto a presentare ciò che arriverà nei minuti successivi. Il terzetto seguente, composto da “Pinhza Ñi Pewma”, “Ngulutu” e “Nawelkünuwnge”, vale da solo l’acquisto dell’album, album che poi si trascina (ma considerate il verbo non in termini troppo negativi) per il resto della sua durata tra momenti vagamente più riflessivi – “Mamüll Reke”, “Ti Inan Paw-Pawkan” – e altre sonore mazzate sui denti – “Kalli Lhayay”, forse la più single-oriented del lotto.
In definitiva possiamo considerare il secondo lavoro dei Mawiza come un’ottima scoperta della Season Of Mist, che ben sfrutta la curiosità che genera la particolarità della provenienza di Akwa e soci unendola ad effettive abilità compositive e musicali, che sapranno certamente interessare e attrarre gli ancora tantissimi fan del metallo novantiano capace di portare in giro groove, potenza e quel giusto pizzico di orecchiabilità che, in situazioni come questa, non guasta mai.
Ascolto più che consigliato!

 

TRACKLIST

  1. Wingkawnoam
  2. Pinhza Ñi Pewma
  3. Ngulutu
  4. Nawelkünuwnge
  5. Mamüll Reke
  6. Wenu Weychan
  7. Lhan Antü
  8. Kalli Lhayay
  9. Ti Inan Paw-Pawkan
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