MECHANICAL SWAN – Black Dawn Romance

Pubblicato il 07/05/2013 da
voto
7.0
  • Band: MECHANICAL SWAN
  • Durata: 00:47:03
  • Disponibile dal: 30/04/2013
  • Etichetta: Bakerteam Records
  • Distributore: Audioglobe

Provenienti dall’Emilia, i Mechanical Swan sono un trio di musicisti dotati e preparati, tra i quali spicca la figura del polistrumentista Federico Truzzi, indiscusso leader della band qui impegnato su tutti gli strumenti con l’eccezione di voce e batteria, aspetti di cui si occupano rispettivamente i compagni Matteo Pasquali e Luca Torreggiani. Alle prese col proprio debutto discografico, i tre ragazzi modenesi riescono nella difficile impresa di stupirci fin dal primo disco grazie ad una musica che possiamo definire originale anche se non innovativa, e che sicuramente ci risulta assai inaspettata. Introdotti da una poco rivelatoria copertina, “Black Dawn Romance” è il tentativo (riuscito) di coniugare l’umbratilità e le atmosfere notturne di diversi modi di intendere la musica gothic/dark con l’energia del metal e dell’hard rock, dando al tutto una veste moderna ed attuale mutuata da correnti moderniste quali l’alternative o l’industrial. Una formula come dicevamo sicuramente originale e poco sfruttata, che fa sì che i Mechanical Swan ci richiamino alla mente diverse band anche lontanissime tra loro. Tra le sonorità, più presenti, di Linkin Park e Depeche Mode, possiamo infatti udire echi di Nine Inch Nails, HIM e Alice In Chains, in pari quantità. Influenze appunto diverse e che non ci immagineremmo assieme, ma che qui sorprendentemente riescono a fondersi in una proposta musicale compatta e sensata, che sfrutta come caratteristiche principali una voce molto bella e impostata ed un’ottima scelta dei suoni (l’elettronica gioca un lavoro fondamentale qui), trasformando entrambe in una buona leva con la quale smuovere l’attenzione dell’ascoltatore. L’effetto spiazzante è garantito fin dall’inizio grazie all’opener “Tears To Cry”, una canzone che non ci si aspetterebbe in apertura, e che non ci sentiamo poi troppo di approvare proprio per il suo posizionamento. Introdotta da un curioso suono elettronico che sale d’intensità per poi fondersi ad un’intro decisamente ‘spaziale’ con tastiere e piano, la canzone evolve poi in un pezzo che definiamo metal senza indugio, ma che trascura tiro ed impatto in favore di melodie notturne e di una forte emozionalità. Le chitarre sono decisamente presenti sul sottofondo sonoro e battagliano per quattro minuti con una batteria creativa e piena di spunti, ma il loro suono risulta in qualche modo ovattato, integrato nella matrice tastiere/synth iniziale ma privo della spinta che ci saremmo aspettati in un’opener. Discorso simile vale per il secondo brano “Memories”, ma adesso l’impronta sonora lasciataci dall’apripista ci prepara all’approccio così atipico della band, cosa che ci aiuta ad apprezzarla meglio. Già con la terza traccia, “Human”, nella quale spunta un’importante parte orchestrale che tornerà poi in altri brani, siamo entrati appieno nel mood del disco e smettiamo di aspettarci il brano più pesante o la soluzione più grintosa. Semplicemente ci caliamo in questo ambiente dalle luci soffuse creato per noi dalla musica del bravo Truzzi, godendoci il modo perfetto in cui la creatività ritmica di Torreggiani e l’eleganza intimista delle vocals di Pasquali si intrecciano con essa. “Tear Me Down” si presenta con echi più industrial che ci ricordano i nostrani Xternals, con le tastiere e la voce filtrata a dominare la scena sulle strofe, prima però di approdare ad un ritornello ancora una volta melodico e memore di certi passaggi dei Linkin Park. “Emerald Bird” aumenta l’eleganza della proposta musicale appoggiandosi ancora di più all’elettronica ed introducendo un’ottima voce femminile; la canzone ci rivela ancora una volta la creatività più che buona dei tre ragazzi. La stranezza un po’ eccessiva di questa canzone viene accantonata nel trittico successivo, che rappresenta di fatto l’immersione più profonda che la band compie su atmosfere intimiste e passionali: “If You” vive di una prestazione maiuscola del cantante appoggiata su un tessuto musicale ricco e cangiante, “My Lonely Life” si pone al limite del metal con qualcosa che ricorda i momenti più psicotici ed allucinati dei Tiamat di “A Deeper Kind Of Slumber”, mentre un po’ anonima rimane la cover dei Depeche Mode “In My Room”, che non ci colpisce più di tanto. La title-track chiude l’album in modo atmosferico e quasi ‘di soppiatto’, facendo cadere un ipotetico sipario (nero, ovviamente) su un album convincente ed intrigante, che sconsigliamo però a true metaller e puristi. Non aspettatevi calci e grinta dai Mechanical Swan, ma se la bella melodia e l’atmosfera giusta sono tutto per voi, avete trovato una band degna di interesse!

TRACKLIST

  1. Tears to Cry
  2. Memories
  3. Human
  4. Tear Me Down
  5. Emerald Bird
  6. If You
  7. In Your Room
  8. My Lonely Life
  9. Black Dawn Romance
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