6.5
- Band: MEDICO PESTE
- Durata: 00:50:04
- Disponibile dal: 20/03/2020
- Etichetta:
- Season Of Mist
- Distributore: Audioglobe
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Accompagnare i Mgla dal vivo è diventato negli ultimi due/tre anni un impegno a tempo pieno per due dei membri dei Medico Peste (un altro era comunque il loro chitarrista anni addietro), il che forse giustifica un’attesa di ben otto anni per l’uscita di un nuovo full-length. In questo lavoro si sente senza dubbio la maturazione tecnica, determinata presumibilmente anche dal confronto frequente con i nuovi ‘re’ della scena polacca, con i quali condividono l’ossatura del sound; ciò risulta evidente nel ricorso a un riffing esasperato e ossessivo, estremamente compatto e d’atmosfera, oltre all’uso di un cantato sempre più pulito, che pur si mantiene su una tonalità roca e tendenzialmente atonale. Al tempo stesso, rispetto ai due colleghi incappucciati, i Medico Peste hanno passaggi aspri e apparentemente disarmonici più frequenti, con delle variazioni molto personali; talvolta questi si traducono in guizzi isterici e improvvisi, più spesso nella restituzione di un discreto senso ‘orchestrale’, complice la presenza di tre chitarre, che contribuiscono a definire un suono ultra-compatto. Non privo di momenti ascrivibili in parte a sottogeneri diversi dal puro black metal. “ב: The Black Bile” è oggettivamente un album variegato, a tratti quasi discontinuo nel desiderio di mettersi in gioco dei polacchi, che partono subito in quarta; “God Knows Why” è feroce e insieme trasognata, con alcune dinamiche quasi ‘post’, fino all’angosciante finale in crescendo. Emerge una dimensione meno tradizionale che compare più avanti anche in “Numinous Catastrophy”, dove la sperimentazione si basa su crescenti dissonanze e linee vocali più feroci. “All Too Human” è un brano sinistro e atmosferico, specie nella parte centrale, votata a sussurri e dilatazioni sonore, ed è forse il pezzo più classico del lotto, assieme a “Skin”, mentre a metà disco troviamo il potenziale punto di incontro tra le due anime della band: si tratta di “Were Saviours Believers?”, dove a riff molto classici si intrecciano passaggi non conformi, soffocanti e più vicini allo sludge che al black. Una pulsione ‘moderna’ e lontana dalle etichette che esplode compiutamente negli ultimi due brani, con la titletrack a chiudere con il suo peculiare mix tra tremolo riffing rallentato e tenebrosi inserti. Sembra quasi, a tratti, che i Medico Peste guardino più al sound dei Neurosis ridotti all’osso che ai Mgla, insomma, e se il risultato non è magari perfetto, mostra almeno una crescente individualità.
