6.0
- Band: MEMORIES OF A LOST SOUL
- Durata: 01:05:32
- Disponibile dal: 07/04/2014
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Dopo diversi mesi ormai dalla sua uscita, ci troviamo oggi ad occuparci di “Empty Sphere Requiem”, nuovo lavoro indipendente dei Memories Of A Lost Soul. Nonostante la notorietà del gruppo non sia certo a livelli elevati, i Nostri giungono oggi al ragguardevole traguardo dei quattro album pubblicati in una carriera iniziata addirittura nel 1995, dove l’ultimo arrivato segna un’importante ritorno in attività dopo dieci anni di assoluto silenzio discografico. Il concept artistico degli italiani è sicuramente molto ricco ed ambizioso, basato senza dubbio su una grande varietà di stili e registri presenti all’interno dei brani, vicini in questo ad una certa concezione progressive che raramente però, nel corso dell’ascolto, riesce a convincere senza remore. Privi del benché minimo riguardo circa la possibilità di poter risultare in qualche modo indigesti o eccessivamente eterogenei, i MOALS mettono in scena un complesso spettacolo caratterizzato dai più disparati elementi musicali, attingendo liberamente ora dal death metal, quello melodico e più accessibile, ora dal gothic, citato espressamente dai decadenti interventi di Adler ai tasti d’avorio, senza tralasciare un perenne sentimento tragico e teatrale incarnato dalla multiforme prestazione vocale di Buzz e P3’Drumz, rispettivamente alle voci distorte e pulite, ed ancora blast beats, interventi di voce femminile soprano, arpeggi struggenti o granitici mid-tempos in stile heavy-thrash. Come si evince quindi da questa breve descrizione, non ci sono limiti nel songwriting del gruppo, né imposizioni che frenino l’estro creativo dei suoi componenti, che liberi da ogni costrizione discografica, hanno potuto liberamente accorpare in un solo prodotto l’estrema varietà delle loro influenze e dei propri gusti musicali. Se, da un lato, questo sottolinea un’ottima capacità con i propri strumenti ed una buona conoscenza della musica metal (e non solo) da parte dei suoi esecutori, è pur vero che a conti fatti, l’ascolto di “Empty Sphere Requiem” risulta oltremodo pesante e privo di quel geniale file rouge che, in contesti simili, permetta di mantenere un filo del discorso chiaro e ben saldo nonostante la grande cangianza della materia musicale: un minutaggio a brano poi ai limiti del sopportabile certo non aiuta nella “digestione” delle canzoni, ed anche una produzione buona, ma ancora lievemente “casereccia”, castra probabilmente alcuni degli spunti migliori del lavoro. Dopo tutti questi anni di attività è lecito per questi musicisti ambire a risultati stratificati e complessi come quelli presentanti, e va anche ammesso che nel complesso ci troviamo di fronte ad un eloquentissimo saggio di metal/rock melodico e progressivo, ma manca ancora quell’elemento eccezionale che permetta di parlare di una vera e propria opera musicale con tutti i crismi necessari, probabilmente auspicabile da una realtà così longeva come questa.
