MEMORY GARDEN – 1349

Pubblicato il 28/12/2021 da
voto
7.0
  • Band: MEMORY GARDEN
  • Durata: 00:51:28
  • Disponibile dal: 17.12.2021
  • Etichetta:
  • No Remorse Records
Streaming non ancora disponibile.

Cosa c’è di meglio per concludere un anno come questo di un po’ di ‘caro vecchio doom di una volta’ a base di pestilenze, profezie apocalittiche, riffoni ed epicità?
Gli svedesi Memory Garden tornano infatti, ad otto anni di distanza dal precedente “Doomain”, alla carica con il nuovo “1349” sotto l’egida della No Remorse Records. Il concept, marchiato a fuoco già dal titolo (l’anno 1349 viene iconicamente ricordato come quello in cui la peste nera devastò l’Europa), è uno di quelli perfetti per il genere che da sempre rende coriacee le ossa della band, donando la giusta sfumatura di pergamene ingiallite e invettive tardomedievali al doom di matrice più classica, venato di ruspanti venature power, qui proposto. Rallentamenti cadenzati e cantato ora litanico ed ora più ruvido (grazie all’ugola di Stefan Berglund), portato ai massimi livelli di eccellenza da formazioni come Candlemass o Solitude Aeturnus, fanno il paio con un’attitudine chitarristica più vicina a talune suggestioni power epicheggianti soprattutto nell’efficace composizione degli assoli (“Rivers Run Black”, “The Flagellants”) a cura di Simon Johansson ed Andreas Mäkelä, regalandoci una energizzante oretta di cupe suggestioni mortifere e ritmiche cadenzate (ben assestate come in “The Empiric” o nella finale “Blood Moon”), intervallate da momenti più raccolti, come ad esempio le vibrazioni date dall’intreccio di voci maschili e femminili nella ballad “The Messenger”o gli intermezzi di pianoforte di cui è costellato l’album.
Arrivati al sesto disco nel corso di una carriera di tutto rispetto, i Memory Garden hanno ampiamente dimostrato di riuscire a mantenere un controllo saldo sulla propria (assai affollata) area di competenza, puntando tutto sulla qualità dei brani proposti e ben poco sull’innovazione – ma per chi ascolta e suona questo tipo di musica quest’ultima non è effettivamente una priorità ad ogni costo. Lo sguardo rimane rivolto al passato, le soluzioni musicali più trionfali, liriche e maestose (oltre al già citato concept) affondano le loro radici nel metal più classico, innestando sopra i paradigmi del genere un certo raffinato senso per aperture melodiche ed orecchiabili, sicuramente punti vincenti di futuri live, specialmente se pensiamo alla micidiale doppietta iniziale “Shallow Waters”/”Pariah”. Non potevamo pensare ad una chiusura più evocativa del 2021.

TRACKLIST

  1. Shallow Waters
  2. Pariah
  3. Distrust
  4. Rivers Run Black
  5. The Flagellants
  6. The Messenger
  7. The Empiric
  8. 1349
  9. Blood Moon
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