MEMORY GARDEN – Doomain

Pubblicato il 07/05/2013 da
voto
7.5
  • Band: MEMORY GARDEN
  • Durata: 00:44:07
  • Disponibile dal: 15/04/2013
  • Etichetta: Metal Blade Records
  • Distributore: Audioglobe

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Attivi dal lontano 1992, gli svedesi Memory Garden sono fautori di un traditional doom dalle venature power. Non hanno mai raggiunto le vette dei loro connazionali Candlemass (band con cui incrociarono il destino nella seconda metà degli anni ’90, durante la breve vita degli Abtrakt Algebra di Leif Edling) o dei più recenti Grand Magus, nonostante condividano con queste band un sound molto improntato ad una certa epicità. Ne sono prova, in questo “Doomain”, sia l’opener “The Evangelist” che la successiva “Latent Lunacy”, costituita da un corpo tipicamente doom, contrapposto da un refrain con un tiro decisamente power. Il lavoro di partitura vocale di Stefan Berglund crea un’ottima dinamicità, fondamentale nel genere che la band propone. La successiva “Daughters Of The Sea”, sia nel riffing che nel titolo, rimanda ai Black Sabbath dell’epoca Ronnie James Dio; la track è arricchita da corali femminili che ben richiamano il canto delle sirene a cui la canzone fa riferimento ed è chiusa da uno struggente assolo di Simon Johansson. E’ ai primissimi Candlemass, invece, che paga tributo la successiva “Barren Lands”, soprattutto nell’arpeggio iniziale e, ancora una volta, nell’abilità interpretativa di Berglund, qui sorretta anche da alcuni passaggi in growl. Si apre, invece, molto aggressiva “Violate & Create”, rimarcando la componente epic/power dei Memory Garden con un coro che ricorda molto i Blind Guardian; questa capacità di fondere le due componenti (quella doom e quella power), sapendole, però, mantenere ben distinte, crea la particolarità dello stile dei doomster svedesi. La title-track ha, invece, un incedere quasi ipnotico, nella sua struttura costruita su un arpeggio alternato ad un riffing cadenzato ma estremamente melodico, con i lunghi pattern ed il palm-muting  tipici del genere, mentre l’assolo centrale ha addirittura dei richiami vagamente folk (alla “Solitude” dei Black Sabbath, per intenderci); la canzone è, comunque, la perfetta summa del doom proposto dai Memory Garden. “The King Of The Dead” e “A Diabolical Mind” ci ripropongono la collaudata struttura che vede alternare riffing doom e parti tipicamente power, mentre l’outro “Misfortune” chiude in modo suggestivo il disco, iniziando cupa e malinconica ma terminando in un crescendo di batteria e chitarra che ci lascia con ben impresse le due anime della band. Questo “Doomain”, oltre che da ottimi pezzi, va detto, è sorretto dalla strepitosa produzione di una mente geniale come quella di Dan Swanö: una garanzia di qualità indiscutibile. I Memory Garden, comunque, continuano lungo il cammino fin qua intrapreso, proponendo un doom che farà felici i fan di Candlemass, Lord Vicar e del traditional doom in genere, ma anche una buona occasione per conoscere una band fin troppo sottovalutata.

TRACKLIST

  1. The Evangelist
  2. Latent Lunacy
  3. Daughters Of The Sea
  4. Barren Lands
  5. Violate & Create
  6. Doomain
  7. The King Of The Dead
  8. A Diabolical Mind
  9. Misfortune
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