MENTAL DEVASTATION – The Delusional Mystery Of The Self Part I

Pubblicato il 31/12/2021 da
voto
7.0
  • Band: MENTAL DEVASTATION
  • Durata: 00:42:13
  • Disponibile dal: 31/12/2021
  • Etichetta:
  • Blood Harvest

Ogni tanto arriva ad allietarci dal Sudamerica qualche proposta che rifugga i canoni barbarici così in voga da quelle parti, ricordandoci come il seme del techno-thrash riesca ancora ad attecchire in giro per il globo. Editi dalla solitamente brutalissima Blood Harvest, i cileni Mental Devastation arrivano al secondo album, uscito in forma indipendente e per un’etichetta locale già a fine novembre. Mentre per una pubblicazione e quindi una promozione su larga scala, si giunge in chiusura d’anno, offrendoci una proposta dai tratti inconfondibili. I riferimenti affondano nel thrash più rifinito e schizzato di ultimi Anni ’80-primi ’90, mentre gli imparentamenti col death metal sono segnalati da una forza propulsiva non indifferente e una propensione costante al serrare i tempi e ad aggredire a oltranza. Le note di presentazione chiamano in causa Coroner, Sadus, i Cynic pre-“Focus”, Atheist, tutti riferimenti coerenti alla proposta del quartetto. C’è anche dell’altro, suoni e modo di affrontare gli intrecci strumentali vanno verso la rotondità e la brillantezza, le strutture snelle e il riffing ficcante non si adombrano di eccessiva oscurità e pesantezza, guardano piuttosto a un’agilità d’azione che poteva sentirsi nelle acrobazie di Realm e Toxik.
Per quanto ci sappiano fare con gli strumenti e interessi portare in primo piano la raffinatezza esecutiva, i Mental Devastation sono innanzitutto una thrash metal band. Quindi ci sono spinta, furore e ardore in quanto suonato e sul piano ritmico l’approccio è molto diretto, con frequenti incursioni tambureggianti e velocità di crociera quasi sempre molto elevate. Il riffing ricorre a un catalogo di soluzioni note, rielaborate con consapevolezza e cercando di dare enfasi a una forma canzone che esalti impatto e frenesia. Non si assiste allora a trame strumentali chissà quanto enigmatiche e diluite, quanto a incroci di riff al cardiopalma e una tensione emotiva sfociante a volte in atmosfere sci-fi dalle sembianze voivodiane, mentre in altre occasioni, complici anche le vocals incalzanti e i botta e risposta tra prima e secondi voci, rientriamo in forme thrash più ruspanti. A sparigliare leggermente le carte ci pensa un basso ondivago nelle sue trame, quel fuoriuscire dal flusso chirarristico principale per ergersi a protagonista che rimanda nei ‘vecchi’ metaller al lavoro di Steve DiGiorgio in Sadus e Death. L’irruenza e la focalizzazione su soluzioni ‘a presa rapida’ fa fiorire dinamiche ad alto tasso di mosh, all’interno di una tracklist compattissima e, proprio per questo motivo, un poco monocorde. Ad eccezione dell’articolata, ambiziosa traccia finale “Reflections Over The Veils Of Death”, le altre composizioni piacciono senza stamparsi indelebilmente nell’animo e nella mente, come se difettassero di un qualche magico aspetto per divenire realmente memorabili. Rimane, “The Delusional Mystery Of The Self Part I”, un album quanto meno da ascoltare se piace il thrash ad elevato tasso tecnico; questi musicisti sudamericani sanno il fatto loro, arricchendo un poco il songwriting e personalizzandolo possono ambire a traguardi ancora più ambiziosi.

 

TRACKLIST

  1. Genesis
  2. Ascension
  3. Conquerors
  4. Labyrinth
  5. The Abyss
  6. Vulcanic Eruption
  7. Perpetual Dualities
  8. Time's Echoes
  9. Dans l'absurde
  10. Reflections over the Veils of Death
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