6.0
- Band: MENTALIST
- Durata: 00:51:52
- Disponibile dal: 11/04/2025
- Etichetta:
- Pride & Joy Music
I Mentalist sono una compagine nata nel 2018 dall’unione dei chitarristi Peter Moog e Kai Stringer, il batterista Thomen Stauch – già noto per aver militato nei Blind Guardian – e il cantante Rob Lundgren. Il progetto, nato con l’idea di proporre un power metal di stampo teutonico (nello stile dei Bardi di Krefeld o degli Avantasia, per intenderci) sotto l’egida dell’etichetta tedesca Pride & Joy Music.
“Earthbreaker” è l’ultimo lavoro discografico di una band piuttosto prolifica – considerando che in circa sette anni di attività è riuscita a partorire ben quattro full-length – e sempre molto focalizzata su tematiche attuali come il concetto di potere, la distribuzione di ricchezza globale, l’inquinamento del pianeta Terra o la libertà di espressione.
Ascoltando l’album, e facendo un veloce sunto musicale dai precedenti lavori, si capisce immediatamente che le sonorità sono le classiche del mondo power metal a cavallo degli anni Novanta e Duemila; abbiamo quindi i tipici acuti del cantante Lundgren, supportati da batterie serrate che fanno da base alle cavalcate metal più iconiche – struttura ritmica, questa, usata largamente in pezzi come la title-track oppure “A New World”. Brani come “Millions Of Heros” vanno invece ad enfatizzare il lato più sinfonico del mondo power, attraverso tappeti di tastiere e giri di pianoforte che accompagnano quella che sembra essere una ballata rock in crescendo. Interessante anche “Monkey King”, che si focalizza sul concetto di denaro e l’importanza che questo ricopre nella nostra società: il brano suona come un pezzo che potrebbe essere uscito da una release dei primi Angra e regala uno dei ritornelli più cantabili dell’intero album, contornato da un solo di chitarra al fulmicotone, tanto tecnico quanto classico e vicino agli stilemi puramente power; forse è l’unico pezzo davvero degno di nota all’interno di un lavoro discografico che definiremmo, eufemisticamente, poco ispirato.
La mancanza di spinta creativa e ispirazione risulta particolarmente dolorosa se consideriamo che le parti di tastiera e di basso sono state suonate da personalità di carattere come il tastierista dei Kamelot, Oliver Palotai e il bassista Mike LePond dei Symphony X, appositamente invitati come supporter della band: risulta infatti abbastanza strano vedere musicisti di livello come questi relegati a fare il ‘compito a casa’ e limitati a suonare semplicemente la loro parte, senza aver modo di sprigionare la propria creatività, quasi come a voler utilizzare i nomi di questi artisti al mero fine di bagnarsi con un po’ di luce riflessa da band ben più popolari. Sarebbe stato saggio – a nostro avviso – sfruttare questi artisti di livello per arricchire il pantone sonoro, portando dentro “Earthbreaker” delle influenze lontane dal mondo dei Mentalist ma in grado di arricchirne le fattezze finali.
L’ultima release dei Mentalist è un album a cui manca il sale della creatività, un condimento sempre meno utilizzato in un’industria musicale dove la quantità viene spesso preferita alla qualità.
Ad unire il danno alla beffa, una realizzazione del genere lascia un sapore ancora peggiore nella bocca di un ascoltatore che, da un lato, percepisce l’innegabile capacità tecnica di un gruppo composto da professionisti validi, prodotto e registrato da persone che sanno come lavorare dietro un mixer, mentre dall’altro si ritrova tra le mani un album meramente sufficiente dal lato compositivo.
