7.0
- Band: MESARTHIM
- Durata: 00:36:57
- Disponibile dal: 13/12/2024
- Etichetta:
- Avantgarde Music
Per i completisti della band australiana, questo doppio singolo non rappresenta un ascolto inedito, trattandosi – appunto – di due brani già pubblicati in digitale, ma per chi aspetta gli album in formato fisico, possiamo parlare a tutti gli effetti di un nuovo, godibile disco.
“Anthropic Bias”, bel pezzo cicciotto di oltre diciassette minuti di durata, aveva in realtà visto la luce già prima dell’ultimo full length, quel “Departure” che segnava in qualche modo il definitivo decollo verso galassie che ingoiano materia in forma di krautrock per risputarle a milioni di parsec di distanza sotto forma di black metal sperimentale; e qui le coordinate restano analoghe, con tanta violenza, esplosioni vocali, un riffing forsennato (dopo l’intro quasi ‘robotica’, a ricordarci sempre il serpeggiante elemento cibernetico sotteso a questa band), ma appunto anche tanta elettronica, brevi stacchi retrowave, divagazioni senza troppi confini – sono presenti persino dei movimenti di vago gusto folk, per quanto mediati da suoni gelidi, quasi campionati – e un’intensità emotiva che il misterioso duo è sempre stato in grado di mettere in campo. Ah, e per i più attenti, anche un sample stravolto dei Duran Duran.
La seguente “Departure”, un altro mastodonte appena sotto i venti minuti, non cambia di molto le coordinate, sebbene suoni complessivamente meno giocoso, più cupo – complice anche le voci campionate presenti in diversi tratti – e decisamente kosmische: una specie di nebulosa a spirale che cresce, si estende, si ritira, guidata da un tappeto di tastiere elegiaco, che si fa via via più liquido e psichedelico. Un brano legato maggiormente agli esordi dei Mesarthim, ma non per questo meno piacevole o intenso.
Nulla di stupefacente, di sicuro, per i più avvezzi al loro sound, e un voto che risente anche della natura non inedita dei brani; tuttavia, abbiamo di fronte l’ennesimo episodio riuscito della loro sostanziosa discografia. Forse, senza troppe esagerazioni, possiamo dire che i Mesarthim sono diventati semplicemente la versione metal dei Tangerine Dream… e non quelli dei patetici anni new age, per fortuna.
