7.5
- Band: MESARTHIM
- Durata: 00:47:49
- Disponibile dal: 11/06/2018
- Etichetta:
- Avantgarde Music
- Distributore: Audioglobe
È difficile non riconoscere ormai un posto di tutto rispetto, in ambito black atmosferico, ai Mesarthim, band che incastona con questo “The Density Parameter” il terzo full-length (più altri cinque EP) in appena tre anni di esistenza; e anche se magari qualche ripetitività o debolezza ha fatto qua e là capolino nei loro precedenti lavori, è evidente come il duo australiano abbia tutte le carte in regola per colpire sempre nel segno. L’album si apre con “Ω” e forse c’è un significato intrinseco nello scegliere l’ultima lettera dell’alfabeto greco come inizio, visto che pur restando riconoscibili, in particolare nelle sonorità delle tastiere, i Mesarthim riescono subito a mostrare un lato più violento, determinato dalle sciabolate di chitarre; mentre le partiture elettroniche prendono una direzione ancora più cupa e insieme acida che in passato. È il trionfo dell’amore per gli anni Ottanta, e poco importa che a un certo punto entri la feroce consueta linea vocale: black metal è una definizione assolutamente stretta per questi amanti spassionati della darkwave, dello space rock e dell’ambient tout court. I brani seguenti potrebbero essere descritti come una versione ridotta all’osso dei Dimmu Borgir, riletti attraverso lo specchio deformante del synth-pop, in particolare “Transparency”, mentre la (purtroppo troppo) breve “74%” è una deriva liquida e avvincente verso i territori di Popol Vuh et similia. Perfetta, a questo punto, la cavalcata di chitarra ossessiva e tastiere che guida “Recombination”, in cui gli echi diventano quelli dei Killing Joke più sfrenati e danzerecci, nonostante non si perda un briciolo di impatto e oscurità, in questa e nelle altre tracce; tanto che la chiusura, affidata ai dodici minuti di “Fragmenting” ci fa pensare al recente abbandono delle scene di parte di Varg Vikernes: magra consolazione, certo, ma Burzum ha lasciato evidentemente degni discepoli, in grado di reinterpretare la sua lezione e trasmetterci ancora emozioni. Nella recensione del precedente album chiedevamo un pizzico di coraggio in più, ai Mesarthim, magari anche a costo di alienarsi qualche fan esacerbando la dimensione più pop ed elettronica; l’hanno fatto solo a tratti e bene, senza rinunciare al loro lato aggressivo, e hanno vinto la scommessa.
