MESMUR – Mesmur

Pubblicato il 16/01/2015 da
voto
7.0
  • Band: MESMUR
  • Durata: 00:52:44
  • Disponibile dal: 15/12/2014
  • Etichetta:
  • Code666
  • Distributore: Audioglobe

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Un plauso alla Code666 per aver scovato questa band dalla provenienza variegata (Stati Uniti, Norvegia ed Australia); un plauso perché il funeral doom non è certo un genere che venda chissà quanto, affidandosi ad un pubblico di affezionati che segue con interesse le etichette specializzate nel genere più lento e tetro dell’intero panorama metal. Inoltre, se la memoria non ci inganna, questa è (se non la prima) la seconda band funeral doom accasata presso una label generalmente indirizzata su sonorità più smaccatamente sperimentali. Il debut dei Mesmur è ottimamente confezionato, con ottime sonorità che conferiscono al disco un’atmosfera lugubre e gelida, ma anche venata di tristezza. Il gruppo riesce, inoltre, a mantenere sempre una buona dinamicità, cosa fondamentale in uno stile che basa molto del suo “peso” sull’ossessività. L’uso della doppia cassa veloce sotto i canonici giri lenti, per esempio, è abbastanza originale e dona un movimento inedito alle tracks che compongono questo debutto. “Mesmur” è composto da cinque canzoni che ci regalano poco meno di un’ora di musica; anche in questo è lodevole l’apprezzo dei quattro musicisti, che non vogliono strafare e si presentano con questo biglietto da visita che ha il compito di farci intuire le potenzialità della band (che, va detto, non è comunque composta da “novellini” del genere); tutto ciò è particolarmente apprezzabile in “Abnegate” e nella conclusiva “Osmosis”. Per qualche motivo (forse la notevole atmosfera che è distribuita per tutto il disco), quello dei Mesmur è un disco abbastanza “facile”, sopratutto considerato il genere proposto. Ogni cosa è al posto giusto, a creare una sorta di compendio del funeral doom: ottimamente suonato e prodotto e sapientemente arrangiato (una menzione all’ artwork -come sempre- spettacolare dei Gravedealer Studio). Purtroppo qualche lato negativo c’è: proprio questa sua “purezza” potrebbe risultare – a tratti – un po’ scontata per i doomster più incalliti ed, in un certo qual modo, uno dei pregi del disco, la dinamicità di ogni singolo pezzo, toglie qualcosa a chi, generalmente, apprezza queste sonorità:l’ossessiva ripetizioni che tende a creare pattern ipnotici è una caratteristica fondamentale del funeral e sembra mancare a questo prodotto. Intendiamoci: è comunque un ottimo disco che può far felici gli amanti delle sonorità più lente e che fa intuire ottime potenzialità che i Mesmur sapranno sicuramente sfruttare nel futuro.

TRACKLIST

  1. Deprivation
  2. Lapse
  3. Abnegate
  4. Descend
  5. Osmosis
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