MESMUR – Terrene

Pubblicato il 04/12/2019 da
voto
7.5
  • Band: MESMUR
  • Durata: 00:54:53
  • Disponibile dal: 29/11/2019
  • Etichetta:
  • Solitude Prod.
  • Distributore: Audioglobe

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Seppure questo nuovo lavoro non faccia forse gridare al miracolo come il precedente “S”, i Mesmur confermano, al traguardo del terzo album, di essere una realtà solida del panorama funeral doom. Le loro cifre distintive restano le medesime: rispetto a un genere tetragono e soffocante, riescono ad aggiungere dinamiche molto più varie e a tratti melodiche, che ne rendono l’ascolto relativamente facile anche per chi, magari, è meno avvezzo allo spettro più oscuro del doom. La partenza è da prendere o lasciare, affidata al brano più lungo, estenuante e sperimentale del lotto, ossia “Terra Ishtar”; ove si alterna sapientemente una trama quasi ambient, estremamente dilatata, a intrecci vocali variegati e a riff ribassati di prammatica. Già qui, ma ancor più nel seguito del lavoro, la presenza di tastiere magniloquenti aggiunge ricchezza alla costruzione di brani eterei e affascinanti, che sfiorano lidi di musica classica o di black atmosferico nelle fughe; non è un paragone improbabile, visto che due membri della band afferiscono anche ai Dalla Nebbia, band riconducibile proprio a tali sonorità, ma la capacità di integrare tali movimenti è molto affascinante (per esempio sul finale di “Babylon”). Dai titoli dei brani, sembra facile desumere un concept legato ai culti mesopotamici; forse per questo la ricerca musicale di questo ensemble internazionale si vota in questo capitolo a una maggiore oscurità con persino degli spazi dal gusto folk, come evidente negli archi evocati dal synth su “Eschaton”. La conclusiva “Caverns Of Edimmu” chiude in qualche modo il cerchio, riavvicinandoci alla terra dopo una fuga attraverso le stelle: è del resto l’uomo e la sua percezione terrena il fulcro dell’album. La lunga intro del brano muove da sonorità che rivisitano la tradizione mediorientale, con il basso del ‘nostro’ Michele Mura in grandissimo spolvero; non solo in questo brano, peraltro, le quattro corde creano una struttura possente e quasi indipendente sia dalle tonalità delle chitarre che dal lavoro variegato della batteria, aumentando la ricchezza complessiva del lavoro. E ancora una volta sono le tastiere, che sfiorano il sound di un moog fuori tempo, a condurci alla fine del viaggio, con un senso di trasalimento emotivo che è proprio di questo genere, ma che non tutte le band sanno farci provare così bene.

TRACKLIST

  1. Terra Ishtar
  2. Babylon
  3. Eschaton
  4. Caverns Of Edimmu
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