MESSA – Belfry

Pubblicato il 01/06/2016 da
voto
7.0
  • Band: MESSA
  • Durata: 00:57:55
  • Disponibile dal: 06/05/2016
  • Etichetta: Aural Music
  • Distributore: Audioglobe

Se si tratta di affondare, perdutamente, in un pozzo di nulla senza eguali, nel buio, privi di agganci per risalire; se ci si vuole concedere un’abbondante sorsata di oblio, e scomparire; se si vuole apprezzare la pigrizia del suono quando evapora in una nube di feedback allucinata; in tutti questi casi, i Messa sono quello che fa per voi. Da Cittadella, Veneto profondo, quattro ragazzi si sono imbarcati in un’avventura doom che promette ricche soddisfazioni negli strati in penombra dell’underground nostrano e internazionale. Un po’ attingendo alla tradizione oscura del Belpaese, un po’ rinfrescandosi delle acque infide della Terra d’Albione, un po’ (tanto) imbellettandosi delle gentilezze dell’occult rock femmineo alla Jex Thoth, The Devil’s Blood, Jess And The Ancient Ones e, infine, intrecciando un nodo forte e infrangibile col drone, questi giovani di belle speranze hanno confezionato un disco ostico e affascinante. Ostico, perché avanza in slow motion, in punta di piedi, incamerando suggestioni stregonesche accanto a una pesantezza abrasiva e fieramente metallica che rimanda direttamente agli Electric Wizard; affascinante, soprattutto, in quanto dà punti di riferimento chiari ma continua a mischiarli, a ometterli, nasconderli, metterne prima in (opaca) luce alcuni e poi altri, allungando i tempi allo sfinimento e sfociando a più riprese in un immobile moto ipnotico, lancinante e poetico. “Belfry” colpisce duro quando assorda e carica di riverberi, ma a volte silenzia se stesso in infiniti arpeggi appena accennati, al limite della dissolvenza, come accade nel sospirato incipit di “Hour Of The Wolf”. Lo svolgimento della canzone ricalca invece modi hard rock di più facile assimilazione, imperniati su cadenze quadrate e la forza espressiva dell’ottima vocalist. Estensione, senso di minaccia, un pizzico di sfrontatezza ed elasticità non le fanno difetto e il timbro, inoltre, non la appiattisce su altre cantanti del medesimo sottogenere. “Blood”, coi suoi oltre dieci minuti di durata, presenta il campo di gioco ideale per le smanie del gruppo: avvio ‘sabbatico’, riff giganti sormontati dalla voce vampiresca della cantante, seguiti da dilatazione spazio-temporale allucinata e incursione di un sax che, in un tale contesto, fa avvampare selvaggia la fiamma della follia. Quindi lo scompaginamento conclusivo, condotto da gorgheggi sempre più minacciosi e una distorsione crepitante. È evidente che i Messa abbiano consumato il progressive settantiano, lo si nota per la libertà nelle trame, nel rifuggire una forma canzone standardizzata e nel non cercare mai l’elemento di facile presa. Va anche detto che il carattere indefinito e poco netto dell’insieme come attrae potrebbe pure, in parte, tenere lontani: alcune lungaggini, tipo i lunghi interludi intitolati “Tomba” e “Bell Tower”, paiono autocompiacenti e necessiterebbero di una leggera sfrondata, anche se comunicano un senso di oppressione orrorifica non indifferente. Difetto, quello di esagerare col la calma rumoristica, facilmente perdonato quando si hanno in arsenale pezzi di doom arcano quali “New Horns”, cavallo di Troia ideale per avvicinare alla band anche i più refrattari a doom, drone e affini grazie a un altro pattern principale di non difficile lettura e a un pugno di riff ben congegnati, incalzanti e incendiati da linee vocali magnetiche. Il minimalismo di buona parte della musica farebbe effettivamente fatica a emergere se non fosse per la voce principale ma, appunto, i brani sono costruiti con lo scopo di vederla svettare e dare colore alle composizioni, cosa che puntualmente accade. I tremori lisergici vengono nuovamente ben enfatizzati in “Outermost”, tripudio di ardori sulfurei memori dei primordi dei Black Sabbath e dei Reverend Bizarre, esempio tangibile di quanto si possa suonare tenebrosi, cerimoniali e sinistri mostrando ossequio per formule collaudate ma senza cadere nel citazionismo di bassa lega. Il favellare acustico di “Confess” chiude un esordio di ottima fattura, che con qualche momento più conciso avrebbe guadagnato un altro mezzo punto di valutazione. Comunque i Messa hanno centrato il bersaglio, difficile chiedere di più a un’opera prima.

TRACKLIST

  1. Alba
  2. Babalon
  3. Faro
  4. Hour of the Wolf
  5. Blood
  6. Tomba
  7. New Horns
  8. Bell Tower
  9. Outermost
  10. Confess
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