7.0
- Band: METAL DETEKTOR
- Durata: 00:44:15
- Disponibile dal: 20/06/2025
- Etichetta:
- Rude Awakening Records
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“Sudore, perseveranza, determinazione ed enorme rispetto per chi è venuto prima di noi!“. Queste le dichiarazioni rilasciate un paio di mesi fa dai Metal Detektor, presentando il qui presente “Violence And Pride”.
Terza prova in studio per la heavy metal band calabrese, attiva da oltre vent’anni e sempre con l’etichetta del metallo puro ben stampata sulla propria strumentazione. Intenzioni ed obbiettivi esplosi a suo tempo nel primo “H.O.T. (Hold On Tight)”, riprese nel più recente “The Battle Of Daytona” (2020) e confermate in questo nuovo capitolo prodotto dal gruppo cosentino, guidato dal trio formato da Yuri Bernardini (chitarra), Massimiliano Elia (basso) e Walter Ventura (batteria). Con loro, a completare il quintetto, Roberto Ventura alle sei corde e Francesco Valente in cabina di regia vocale.
Cosa si cela quindi dietro “Violence And Pride”? Uno degli elementi che balza subito all’orecchio, ascoltando le otto tracce del disco, è la volontà della band di affinare il lato emotivo nella costruzione dei vari brani. Il senso di resistenza, di orgoglio (‘pride’) e di violenza trovano il giusto riflesso nel lavoro dei quattro musicisti, miscelando riff spediti ad arrangiamenti in cui l’epic metal sovrasta la matrice heavy più classica. Un esempio lo troviamo in “Grendel Returns”, dove l’alto tasso melodico fa il pari con l’incedere possente scandito dalla sezione ritmica, mentre “Shadowrunner” spicca tra le altre grazie alla sua vena modernistica e ad un sound più aggressivo, sul quale si poggia bene un refrain che, di contro, ci riporta ai tempi d’oro della NWOBHM. Il merito è da ricercarsi principalmente nel pregevole lavoro delle due chitarre, sempre prodighe nel rilanciare nuovi riff, ma anche pronte a rilasciare assoli di assoluto spessore.
Il nuovo dei Metal Detektor porta con sé anche una certa varietà propositiva: alla pseudo ballad “Strongest Heart” si alterna la stradaiola e grezza “Wild Frontier”, dedicata agli Indian Bikers MC South Italy, alimentando così quel senso di ricerca di libertà tanto a cara ai cinque di Cosenza. Funziona tutto? Una paletta d’attenzione dobbiamo tuttavia alzarla circa la prova dello stesso Valente: se il suo timbro vocale si sposa bene con la parte strumentale, altrettanto non possiamo dirlo sul piano della fluidità del canto, dando talvolta un senso di spigolosità all’armonia globale dei brani; un aspetto da prendere in considerazione in vista dei prossimi lavori. Nel frattempo gustiamoci questa nuova prova del profondo attaccamento alla causa metal proveniente dalla terra calabrese.
