7.0
- Band: METATRONE
- Durata: 01:05:49
- Disponibile dal: 11/03/2016
Arrivano al terzo album i siculi Metatrone, con un album di più di sessanta minuti lungo i quali la band mette in campo tutto il proprio armamentario di caratteristiche: power metal dei grandi nomi come Stratovarius e Angra, progressive sulla guisa delle nuove leve quali Myrath e Ouverture e, ovviamente, tanta etica Cristiana, presente in liriche come sempre trattanti temi religiosi attuali e anche molto scomodi. Un prodotto dunque fortemente inquadrato in un genere che conosciamo bene, il power/prog, ma che riesce a modo suo a brillare attraverso la rete della scarsa originalità grazie ad alcune caratteristiche chiave tra cui, appunto, la sagacia con cui vengono trattati alcuni temi quali l’abuso sui minori o il fanatismo, e le singole prestazioni individuali, tutte di altissimo livello. Si distinguono infatti anche questa volta il chitarrismo robusto di Calvagno, le tastiere sempre più ingombranti e protagoniste di Padre Don Bruno e infine la prestazione vocale, precisa e potente dell’ottimo Jo Lombardo, perfetto per il genere in questione. E’ intorno a questi tre pilastri che si costruisce dunque la fortuna anche di questo terzo album, formato come avrete già potuto immaginare da una dozzina e poco più di brani non lunghissimi e molto potenti, veloci e melodici quanto basta a memorizzare in fretta i vari ritornelli. Buone tracce di quello che ci propongono i Metatrone con questo loro nuovo lavoro è possibile ritrovarle con facilità su brani come “Alef Dalet Mem”, “Wheats And Weeds” o nel barocco strumentale “Mozart’s Nightmare”, tutti validi esempi di power metal europeo, reinterpretato in chiara chiave tricolore. Ma esiste su “Eucharismetal” un lato anche più duro, che sul precedente “Paradigma” non era così presente: sono quindi brani come “Molokai”, la corta “Beware The Sailor” e “Keep Running” a mostrarci questo inedito aspetto, fatto di frequenti vocals in growl, di robustissime iniezioni di chitarra thrash e di rare progressioni quasi al limite del djent. Insomma, su questo disco di elementi per soddisfare una sana sete di metallo potente ce n’è, eccome… l’unico punto che a nostro parere non permette ancora all’album di decollare veramente è una certa mancanza di identità di qualche singolo passaggio, impressione aiutata dal fatto che le canzoni del blocco centrale tendono ai primi ascolti veramente a somigliarsi un po’ tutte. Tolto questo problema, troviamo che la via seguita dalla band sicula possa rivelarsi vincente… le capacità indubbiamente ci sono, il songwriting è intelligente e accurato e la fiducia nei propri mezzi sembra quella giusta. Continuate così, e la prossima volta potremmo veramente vedere l’album dell’esplosione.
