6.0
- Band: MICHAEL SWEET , STRYPER
- Durata: 00:45:00
- Disponibile dal: 03/04/2026
- Etichetta:
- Frontiers
Siamo consapevoli di aver ribadito questo concetto in diverse occasioni, ma è veramente straordinaria la pervicacia con cui Michael Sweet porta avanti la sua carriera musicale, nonostante le numerose avversità che sembrano accanirsi su di lui e sulla sua band. È notizia dello scorso dicembre che il musicista dovrà sottoporsi a un ciclo di cure per un tumore alla tiroide e, nel mentre, lui, instancabile, non solo ha pubblicato regolarmente un disco natalizio con gli Stryper, “The Greatest Gift Of All”, ma lo ritroviamo qui anche in veste solista e – proprio mentre scriviamo queste righe – sui social il cantante ha già dato notizia di aver completato un nuovo disco degli Stryper, che dovrà solo essere masterizzato e dato alle stampe.
Una tale dedizione è ammirevole e un personaggio come Michael Sweet è talmente positivo da non poter generare in noi altro che empatia e affetto. Detto questo, è anche evidente come una produzione così serrata di contenuti esponga il fianco anche a una qualità altalenante, che non sempre riesce a essere all’altezza della situazione.
È il caso, purtroppo, anche di questo disco solista che, da una parte, ci presenta un lato completamente diverso della musicalità di Sweet, ma dall’altra ci pone di fronte a un songwriting di poco superiore alla sufficienza.
Musicalmente, “The Master Plan” non rientra esattamente nell’alveo del metal, optando invece per un rock arioso, dal forte contenuto spirituale, che si appoggia su architetture morbide, luminose, fatte per convogliare un senso di pace e di serenità che, probabilmente, è un bisogno primario per lo stesso Michael, in un momento sicuramente difficile della sua vita.
Il musicista sceglie quasi sempre la formula della ballad, prediligendo un approccio compositivo nell’ambito di un certo country pop a stelle e strisce, un genere che in America fa numeri pazzeschi ma invece, forse, molto lontano dalla sensibilità europea.
Chitarre acustiche a profusione, tappeti soffusi di tastiere, pianoforte e ritmiche vellutate sostengono la voce di Michael, che canta con trasporto della sua ricerca spirituale, della sua fede e di come questa sia un appiglio a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà.
Il problema di un disco di questo tipo, almeno per chi è più abituato al sound degli Stryper, è la resa sulla lunga distanza: una ballad sentita ed emozionante aggiunge un colore diverso alla palette di un disco, spezza la tensione dei momenti più veloci e dà un tocco di dinamismo in più all’album; un disco costruito interamente su episodi come quelli di “The Master Plan”, invece, rischia di risultare stucchevole, pur con tutto il rispetto nei confronti dell’ispirazione di Michael, che evidentemente aveva bisogno proprio di questo.
I momenti in cui l’album funziona meglio, non a caso, sono proprio quelli in cui Sweet aggiunge un taglio diverso, ancora assolutamente lontano dal metal, eppure funzionale nel contesto dell’opera, come nel caso di “You Lead I’ll Follow”, una composizione più ritmata e giocosa, in cui fanno capolino degli ottoni e un arrangiamento più frizzante. Una maggiore alternanza tra queste sonorità e i pezzi più lenti avrebbe dato una spinta in più all’intero disco.
Detto questo, comunque, la scelta di Michael Sweet di pubblicare questo materiale a suo nome e non come Stryper è assolutamente corretta e sensata. In fondo, i progetti paralleli servono proprio a questo: a dare libertà senza tradire le aspettative dei fan e il proprio sound.
Se, quindi, questo aspetto della musica di Michael vi attira, potete sicuramente dare una possibilità a questo disco; in caso contrario, comunque, non dovremo aspettare molto per ritrovarlo nelle consuete vesti giallo-nere.
