7.5
- Band: MIND/KNOT
- Durata: 00:14:30
- Disponibile dal: 16/01/2026
Spotify non ancora disponibile
Apple Music non ancora disponibile
Che i Mind/Knot fossero un gruppo intenso e viscerale, ritroso a stare all’interno di strette regole di genere e settore, l’avevamo ben inteso ascoltando il loro secondo album “Essenza”. Un disco veramente intenso, poliedrico e brutale, travolgente per come rimescolava input hardcore vecchio stampo e le derive più intricate e ansiogene del mathcore, incrociandole con alcuni interessanti e non banali spunti atmosferici. Un album breve, ma pieno di ottimi contenuti, che esaltavano la concisione della formazione romana, lasciando forse qualche non detto di troppo, sacrificato sull’altare di un’urgenza espressiva che non ammetteva sconti e non aveva intenzione di tirarla tanto per le lunghe.
Con questo EP, i Mind/Knot proseguono e rilanciano le loro azioni, proseguendo di slancio lungo quel percorso, allontanandosi in modo netto e probabilmente ormai definitivo da forme hardcore più datate, per abbracciare nei suoni, nei ritmi e in ogni minimo dettaglio la forza propulsiva e stravolgente del mathcore più feroce, ferale e disturbante. In tutto questo marasma, filtra comunque un pizzico di sperimentazione, uno sguardo obliquo alla materia dell’hardcore evoluto, che aggiunge dettagli a una formula già ricca di sfumature.
“Mortale” mette all’angolo, percuote, abbatte e disossa lasciandoci senza fiato, lasciando filtrare un’oscura riflessività in sottofondo, retropensieri cupi e profondi che aumentano il carico di angoscia e inquietudine. La scrittura, mantenendo la medesima sete di essenzialità di “Essenza”, cresce qui in complessità. Le convulsioni ritmiche suonano più dure, imprevedibili e frastornanti, mentre si contorcono in spasmi crudeli ma, all’occorrenza, si aprono a piccole parentesi atmosferiche, lavorando di fino tra dissonanze, flebili arpeggi e accenni di soundscape plumbei e apocalittici. Canzoni come “If I Laugh, You’re Gonna Die” e “10 Minutes” denotano sia una forza impattante micidiale, sia un meticoloso processo di definizione dei dettagli, di studio delle dinamiche e del tipo di sensazioni che si vogliono evocare con la propria musica. Rappresentano, al nostro orecchio, un esplosivo incrocio di The Dillinger Escape Plan, Converge, realtà più giovani come i Frontierer e pennellate di torbido extreme metal, declinato con un’agilità non proprio da tutti.
Ottime anche le linee vocali, scatenate, ossessive, non semplici urla ma interpretazioni sentite di stati d’animo, emozioni, riuscendo a farci percepire qualcosa di più sincero e profondo.
Se avevamo apprezzato “Essenza”, eppure pensavamo che ci fosse qualche leggera assenza e imperfezione al suo interno, in questo caso non troviamo proprio nulla da eccepire. L’unico difetto, se così possiamo chiamarlo, è la brevità del lavoro: appena hai iniziato a gustarlo, è già arrivato in fondo. Sulla qualità, invece, c’è solo di che essere pienamente soddisfatti. Nonché assordati da tanta spumeggiante violenza.
