6.5
- Band: MIND SNARE
- Durata: 00:40:03
- Disponibile dal: 28/03/2025
- Etichetta:
- Punishment 18 Records
I Mind Snare tornano finalmente sulle scene con “33 Curses at the Nazarene”, un lavoro che, se inizialmente presentato come un nuovo album, si rivela in realtà una raccolta di brani del vecchio repertorio, ri-registrati per celebrare i trentatré anni di carriera del gruppo. La band piemontese, attiva in maniera discontinua negli ultimi decenni, era considerata un nome di spicco nell’underground death metal nostrano tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, grazie a una proposta solida e assolutamente credibile sia sul piano compositivo che esecutivo.
Da sempre ispirati soprattutto al death metal americano nella sua forma più spigolosa e al contempo tradizionale, i Mind Snare hanno attinto a piene mani dal sound di Deicide, Morbid Angel e dei primi Immolation, senza comunque trascurare alcune influenze europee, con i primi Sinister come riferimento principale. Tutto questo traspare anche in “33 Curses at the Nazarene”, che ripropone con una veste aggiornata una selezione dei brani più rappresentativi della loro discografia. Fra le uscite più significative della band ricordiamo l’EP “Hegemony” (1999) e il debut album “Hateful Attitude” (2000), lavori ben composti, ma che purtroppo all’epoca non beneficiarono di una grande distribuzione né di un forte supporto promozionale. A ben vedere, anche la veste grafica lasciava a desiderare, ma il contenuto musicale dimostrava già allora la qualità e la competenza del gruppo.
Riascoltando oggi questi brani, emerge chiaramente come i Mind Snare fossero una realtà ispirata e preparata, con un sound e un’interpretazione dal respiro internazionale. Certo, la formazione è cambiata nel tempo e alcune differenze rispetto alla line-up che incise i lavori originali sono percepibili: ad esempio, qui si avverte l’assenza di un lavoro di basso più pronunciato, un tempo curato dal cantante/bassista Gigi Casini, ormai fuori dalla band da anni. Nonostante ciò, la nuova incarnazione del gruppo dimostra di essere all’altezza del compito: del resto, si parla di musicisti di grande esperienza, tra cui oggi troviamo anche il chitarrista Andrea “Ciccio” Aimone, leader dei più noti Putridity.
A impreziosire la tracklist dell’opera troviamo poi “Black Flights”, un inedito che non si discosta dagli stilemi consolidati della band, ma che risulta particolarmente efficace nella sua immediatezza e nel suo incedere autoritario. Questo brano dimostra che i Mind Snare hanno ancora qualcosa da dire e che sarebbe interessante vederli misurarsi con un nuovo album di inediti nel prossimo futuro.
In definitiva, “33 Curses at the Nazarene” è un’operazione nostalgia che consente ai fan storici di riscoprire tante mini-hit in una versione aggiornata, con una produzione ruvida ed efficace, mentre ai nuovi ascoltatori offre una panoramica su ciò che ai tempi rese i Mind Snare una band assai rispettata nell’underground death metal di casa nostra. Ora resta da vedere se il gruppo batterà il ferro finché è caldo, magari con un disco interamente nuovo, per riaffermare il proprio ruolo nella scena estrema italiana.
