7.0
- Band: MINDAHEAD
- Durata: 00:57:14
- Disponibile dal: 28/10/2022
- Etichetta:
- Rockshots
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Strana creatura questi MindAhead: perché uniscono nel nome qualcosa di astratto e qualcosa di materiale, e al tempo stesso perché il loro genere non è definito e facilmente definibile. Siamo a metà della trilogia che il gruppo toscano si è prefissato, iniziata nel 2017 con “Reflections”, che dava il via alla storia di 6119 (un personaggio immaginario) e alla propria ricerca del suo Essere interiore, combattuto tra fisicità e pensieri filosofici in un mondo distopico. Ora siamo di fronte alla parte centrale della sua storia, con questo “6119 – Part I” e con le tracce che descrivono il suo viaggio e i suoi incontri onirici. Per approfondire un certo tipo di struggimento e la sua evoluzione, i MindAhead fanno uso di un bel binomio di voci, quella fresca e pulita della cantante Kyo Calati e quella poliedrica di Sandro Macelloni, che sfoggia sia parti più rock anni Settanta sia passaggi in growl. Ma oltre alle voci, che sicuramente si prendono gran parte del merito di un buon risultato, quello che lascia piacevolmente stupiti è la maestria di un buon progressive e di parti ariose e acustiche, capaci di dare sostanza e ornare brani decisamente lunghi come “Dancing In The Desert”, in cui possiamo apprezzare i passaggi arabeggianti, e come in “At The Gates Of Night Part I (The Old Poet) & II (At The Gates)”, con il suo crescendo e la conclusione corale. Possiamo notare i continui cambi di ritmo e tempi dispari della parte ritmica, con la batteria di Matteo Ferrigno e con il basso di Matteo Prandini, e al tempo stesso rimanere toccati dai semplici arpeggi del fondatore Nicola d’Alessio e di Guido Scibetta, alternati ad assoli sfrenati; allo stesso modo, abbiamo attorno a noi atmosfere sognanti grazie alle sonate di pianoforte, come nella struggente e malinconica strumentale “Innocence”. Non mancano però brani più brevi e diretti, come i due singoli “What You Are” e “The Last Tide”, con inserti in italiano e passaggi che possono accogliere gli apprezzamenti di fan di album quali “Be” dei Pain Of Salvation e “Stream Of Consciousness” dei nostrani Secret Sphere. La storia di 6119 continua il suo corso e i MindAhead proseguono nella loro crescita, mettendo a frutto l’intensa attività live che hanno potuto sperimentare tra l’album di debutto e questo “6119 – Part I”, che troverà sicuramente una platea via via più ampia e variegata di ascoltatori, incuriositi dalla loro particolare miscela di genere e suoni.
