6.5
- Band: MINDAHEAD
- Durata: 01:01:52
- Disponibile dal: 18/11/2016
- Etichetta:
- Revalve Records
- Distributore: Masterpiece
Spotify:
Apple Music:
Un prodotto piuttosto atipico quello che i pisani Mindahead ci propongono col loro debutto ‘Reflection’. Autori di un lavoro davvero ibrido, delicatamente in equilibrio tra complesse sonorità progressive rock/metal e più feroci tentazioni strappate al melodic death scandinavo, questo interessante complesso toscano riesce in qualche modo nel tentativo mai banale di dar vita a un prodotto piuttosto originale e poco categorizzabile, certamente ancora imperfetto, ma anche curiosamente capace di non perdere la visione generale di quanto si impone di esprimere. C’è infatti una logica probabilmente meno contorta di quanto possa apparire ad un primo ascolto dietro al caotico accostamento di ritmiche complesse, aperture melodiche e harsh vocals che si rincorrono lungo gli undici brani della tracklist; una visione che in definitiva si rivela invece proprio come quell’elemento chiave necessario a far sì che l’intero disco non si riduca ad un indigesto polpettone costruito con ingredienti presi a caso. Le tracce più lunghe e complesse, come la brillante “Amigdala”, la contorta “Three Sides Of A Dangerous Mind” e l’ottima (in questo caso ci sbilanciamo) doppia suite intitolata “The Mask Through The Looking Glass”, mostrano infatti appieno questa nostra teoria: il costrutto è complesso, l’alternanza di diverse soluzioni ritmiche è praticamente senza soluzione di continuità, ma pure in tutto questo marasma i Nostri riescono a non perdere la bussola, stringendosi intorno ai propri punti di riferimento che paiono essere la voce particolare di Kyo Calati, il riffing alquanto personale e le futuristiche e ben costruite tastiere. Questo sicuramente cercato equilibrio nel gestire ingredienti così diversi non risulta per niente banale: è anzi l’elemento fondamentale che ci rassicura sul fatto che i Mindahead sappiano quello che stanno facendo, e che con questo “Reflection” siano riusciti a confezionare un album sicuramente piacevole e anche originale. Come vuole comunicare il voto in calce, non siamo davanti a nulla di già perfetto o non migliorabile… questo disco è però comunque un buon prodotto, che genera una certa curiosità attorno a sè e invoglia anche a ripetuti ascolti, nel tentativo magari di cogliere qualche sfumatura che potrebbe anche essere sfuggita. Il cammino della band quindi è ancora tutto da definire con un ventaglio di influenze così vasto, già dal prossimo album a nostro avviso dovranno scegliere su quale aspetto focalizzarsi, a meno di affidarsi nuovamente a una creatività superiore all’ordinario. Ma prima di arrovellarci su cosa potrà essere tra un paio di anni, possiamo stare tranquilli e ascoltarci questo “Reflection”, che di sicuro il centro pare averlo più o meno raggiunto.
