7.0
- Band: MINDFUL OF PRIPYAT
- Durata: 00:21:00
- Disponibile dal: 06/01/2015
- Etichetta:
- Bizarre Leprous Production
Con il progetto Mindful of Pripyat Tya degli Antropofagus, Giulia degli Into Darkness e l’ex Corporal Raid Gio si cimentano in sonorità grindcore richiamanti soprattutto i tardi anni Ottanta e i primi anni Novanta. “… and Deeper, I Drown in Doom…” è la prima testimonianza degli sforzi compositivi di questa realtà lombarda, che gioca a rivisitare il cosiddetto periodo d’oro del genere guardandosi bene dal tirare fuori alcuna velleità sperimentale. I ragazzi provano semplicemente a fare i Terrorizer, i primi Napalm Death, i Phobia e gli Unseen Terror e ci riescono meglio di tanti colleghi: poco ma sicuro. Si ha infatti la netta sensazione che alcune tracce, per tiro e immediatezza, non abbiano nulla da invidiare al materiale di gruppi con già in tasca contratti di tutto rispetto. Il rincorrersi di tre diverse voci, i cambi di tempo repentini ma sempre azzeccati e un riffing “di sostanza” confezionano brani – vedi “Deep Water Coffin”, “Mindful of Pripyat” o “40 Seconds” – che vincono al primo ascolto, mescolando consistenza, efficacia e genuinità. Non ci sono cali in un prodotto spontaneo e diretto, a cui appunto non si può chiedere di portare particolari novità, perché nel momento in cui una giovane band opta per un genere masticato e rimasticato come questo, essa deve avere il solo obiettivo di sfornare buoni pezzi. Così è stato e difficilmente lo si può negare, se si guarda alla forma. Certo, alcuni episodi potranno piacere di più, altri di meno, ma il succo del discorso è che i Mindful of Pripyat sanno dove mettere le mani e, giocando una partita tutta all’attacco, a testa bassa, hanno portato a casa il risultato, non tradendo le aspettative.
