MINSK – The Crash & The Draw

Pubblicato il 24/04/2015 da
voto
7.5
  • Band: MINSK
  • Durata: 01:15:36
  • Disponibile dal: 06/04/2015
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Tra l’osare con coraggio, buttarsi in un nuovo mondo svincolato da canoni precostituiti e l’affidarsi ad armi ben note e affidabili, i Minsk hanno scelto di stare con il piede in due staffe. A sei anni da “With Echoes In The Movement Of Stone”, il combo americano ha messo assieme il qui presente “The Crash And The Draw” – quarto full-length in carriera, ancora presso mamma Relapse – con in corpo sia l’ardimento di chi vuole rompere con la tradizione, sia il bisogno di rassicurazione di chi non voglia allontanarsi troppo da un sentiero ben conosciuto. A differenza di tanti colleghi partiti in maniera molto belligerante e poi fattisi contagiare nella maturità da un generale ammorbidimento del sound, i Minsk non hanno seguito la strada di una massiccia apertura alle melodie e di un “ingraziosimento” delle proprie trame: le sofisticazioni ci sono, le tessiture armoniche e gli arpeggi liquidi del post-rock fanno capolino e in alcuni casi si fanno elemento portante delle composizioni, ma la ferocia è rimasta intatta, si fa soltanto sentire secondo dettami più complessi. Detto ciò, il nuovo album dei Minsk è tutto fuorché una release prevedibile e stantia. La band dell’Illinois è come un edificio con diverse facciate: non sapresti dire quale sia quella principale. Possiamo però scegliere quale sia la nostra preferita, quella secondo noi più riuscita, meglio scolpita, progettata con maggiore inventiva e realizzata ancor più minuziosamente. Si staglia magnifica ai due capi della release. L’opener “To The Initiate” mesce i Mastodon di “Crack The Skye” con i The Ocean di “Anthropocentric”-“Heliocentric”, oltre a un pizzico di ultimi Neurosis, ricreando un universo sensoriale dominato da chitarre gonfie, gravide di un’epos arcano, che affonda le sue radici in miti e leggende ancestrali, sepolti nella notte dei tempi. Il lavoro percussivo è di prim’ordine, prima come smussato contorno, poi come motore di un attacco frontale fragoroso, reso mastodontico dall’interazione di tre voci sporche e di una pulita assolutamente splendida. Delle vocals più arcigne, due tengono a mente la lezione di Troy Sanders e Steve Von Till, l’altra vira su un’incompromissoria acidità hardcore. Quest’ultima, sarà anche quella meno soddisfacente sulla lunga distanza. I sottili filamenti melodici nella risacca degli ultimi minuti sono un concentrato di post-rock finissimo, che non trova immediata prosecuzione nelle tracce successive. Mentre “When The Walls Fell”, capolinea della tracklist, si divincola fra spasmi e liberazioni, con una scorrevolezza apprezzabile e un duello vibrante fra clean vocals e vocalizzi ruvidi. Fa capolino anche un po’ di effettistica, le tastiere si sentono qui molto più che nel resto del disco, e contribuiscono al crescendo cerimoniale da tre quarti della traccia fino alla sua conclusione, uno dei momenti più emozionanti di “The Crash & The Draw”. Cos’abbiamo nel mezzo? C’è “Within And Without”, con la quale iniziamo a sporcarci le mani dopo i semi-intellettualismi posti in apertura: passo trascinato, chitarre granulari, grosse e ridondanti, almeno per metà. Poi l’ingresso della voce pulita, l’aumento di dinamismo della batteria e la rottura del muro chitarristico a favore di un riffing più aperto aumentano lo spessore del pezzo. Bene, ma in leggero calo dopo il grande inizio. All’altezza della suite “Onward Procession”, divisa in quattro parti, è chiaro il piano di battaglia dei Minsk: lavorare di accumulo, ingrossare col passare dei minuti una tempesta che si manifesta al massimo della potenza solo dopo una lunga fase preparatoria. Di tale uragano, prima se ne percepiscono le avvisaglie, sotto le sembianze di tempi medi pachidermici malmostosi e impenetrabili. Il rincorrersi e il controbattere delle voci offusca ulteriormente la visione del cielo, si crea una cappa di negatività gravosa come afa estiva. I Minsk esagerano, perché pur affrontando con acume partiture molto asfittiche, vi si crogiolano troppo. Infatti, dopo le prime due sezioni, “These Longest Of Days” e “The Soil Calls”, buone ma non trascendentali, il quadro migliora sensibilmente. E’ un problema di tempi, non tanto di soluzioni: gli americani vanno meglio quando ampliano il registro percussivo e sfoderano melodie liquide, richiamando in questi casi gli Isis di “Oceanic”. Così, “The Blue Hour” e “Return, The Heir” riportano in alto il livello di pathos, insistendo su cantato pulito e psichedelica. Avendo in dotazione un cantante di questo livello – il chitarrista Chris Bennett – e tenuto conto dell’enfasi profusa coi pattern tribali, uno dei trademark del gruppo, sarebbe stato il caso di dare più spazio all’atmosfera e di non nuotare troppo a lungo nello sludge puro e semplice. Ancora sprazzi di classe incastonati in ottimo mestiere li troviamo in “The Way Is Through”, dove ottimi intrecci vocali e un possente spinta ritmica sollevano il brano dalla leggerezza di fondo dell’avvio e lo portano su cadenze heavy e spesse come le tracce precedenti. “To The Garish Remembrance Of Failure” conquista il terzo gradino del nostro podio virtuale, grazie a un avvio crudelmente misticheggiante da brividi e a uno sviluppo assolutamente all’altezza. L’impressione finale è quella di avere in mano un disco riuscito, intenso, coinvolgente e appagante, ma che alla luce delle potenzialità messe in mostra lascia anche un pizzico di insoddisfazione: essendo i Minsk un gruppo di notevole talento, ci pare che avrebbero potuto andare ancora oltre, abbandonare del tutto lo sludge neurosiano e sfoderare colpi di teatro a ripetizione. Forse stiamo esagerando nella ricerca del perfezionismo, perché pur non toccando i vertici di un “Souls At Zero”, di un “Salvation” o di “Oceanic”, questo è un album da ascoltare a ripetizione e che terrà compagnia a lungo ai post-metaller in circolazione.

TRACKLIST

  1. To the Initiate
  2. Within and Without
  3. Onward Procession I. These Longest of Days
  4. Onward Procession II. The Soil Calls
  5. Onward Procession III. The Blue Hour
  6. Onward Procession IV. Return, the Heir
  7. Conjunction
  8. The Way Is Through
  9. To You There Is No End
  10. To the Garish Remembrance of Failure
  11. When the Walls Fell
1 commento
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.