7.0
- Band: MISANTHROPE
- Durata: 01:46:16
- Disponibile dal: /04/2006
- Etichetta:
- Holy Records
- Distributore: Audioglobe
Sono ormai trascorsi quasi tre anni dalla pubblicazione del notevole “Sadistic Sex Daemon”, (pen)ultima fatica dello storico combo francese Misanthrope: finalmente, anche se con modalità sempre piuttosto avventurose, abbiamo il piacere di gustare il nuovo lavoro di S.A.S. De L’Argilière e compagni! Già, perché, confermando la sua natura elitaria, chiusa e quasi asociale, la formazione transalpina continua imperterrita a snobbare il mercato estero, tenendo in altissima considerazione il pubblico di casa e lasciando un po’ troppo all’asciutto i (si suppone pochi) esagitati d’oltreconfine. Nel 2004, infatti, a conferma di quanto appena scritto, ha visto la luce un lussuosissimo cofanetto celebrativo, con tanto di CD inedito completo, intitolato “Misanthro-Thérapie: 15 Années D’Analyse”, ghiotto résumé della carriera del gruppo…praticamente introvabile in Italia! E nel settembre 2005, ecco il qui presente “Metal Hurlant” uscire in quel della Francia. Otto mesi dopo – e meno male! – il settimo full-length ufficiale dei Misanthrope è sugli scaffali dei negozi specializzati italiani e lo si può andare ad analizzare: innanzitutto, nell’edizione limitata a 3000 copie, ci si trova di fronte a due dischetti: il primo è “Metal Hurlant” vero e proprio, con gli otto brani inediti, mentre il secondo trattasi di un bonus-disc contenente altri quattro pezzi nuovi e qualche non proprio convincente traccia alternativa. La band sembra aver infine trovato la quadratura del cerchio, ovvero una line-up equilibrata, affiatata e stabile: ai due ‘grandi vecchi’, S.A.S. De L’Argilière e Jean-Jacques Moréac, il giovane e vigoroso apporto del chitarrista/tastierista Anthony Scemama e del batterista Gäel Féret sembra giovare alquanto, spostando pian piano le coordinate stilistiche della formazione verso uno stile più estremo e compatto, comunque pregno delle caratteristiche romantico-decadenti che hanno sempre contraddistinto l’operato dei Misanthrope. Infatti, a cavalcate incessantemente diaboliche quali “L’Exaltation De La Croix”, “Le Supplicié” e “Le Triptyque Des Enfers”, spesso strizzanti l’occhio al death-black svedese modello Naglfar, seppur condito da svolazzanti interventi alle tastiere, si alternano canzoni che più riportano al passato fantasioso, melodico e anche doomy del gruppo, vedasi ad esempio le ottime “Reine Martyre” e “Sentiment Nocturne”. E se “Théologie Du Misanthrope” e la title-track sono l’emblema dell’operato attuale del combo, “Le Haras D’Amazones” lascia un po’ a desiderare. Scemama si conferma un chitarrista preparato e versatile, pescante la propria ispirazione sia dai classici del passato, sia dai grandi gruppi estremi d’oggigiorno; la sezione ritmica, con il solito Moréac a dimostrare come, anche nel metallo estremo, il basso possa davvero essere un’arma in più, è all’altezza, seppur i suoni della batteria non siano proprio il nonplusultra della potenza; l’istrionico Philippe Courtois, infine, fa la sua parte come sempre, sopperendo alle limitate capacità vocali con un’interpretazione molto particolare. La scelta, ormai definitiva, di comporre le liriche in lingua madre è vincente…e basta sentire la forzata versione inglese “The Stud Farm Of Amazones” per rendersene conto. Dal disco-bonus, una trovata riuscita a metà, si possono ascoltare due piccoli capolavori, ovvero la melo-death “Sulfureuses Contestations” e la suite “Le Commerce Du Crime”, lunga ben dodici minuti. Tutto sommato, quindi, i Misanthrope riescono a pubblicare l’ennesimo album più che valido, soltanto poco più regolare, stereotipato e meno ispirato di alcuni loro lavori imprescindibili (“Visionnaire”). Un lavoro che sazierà la sete misantropa dei fedeli fan e che, per chi non conosce nulla del gruppo, potrà essere davvero un ottimo approccio. Bentornati!
