6.5
- Band: MISANTROPUS
- Durata: 00:23:12
- Disponibile dal: 14/06/2013
- Etichetta:
- Doomymood Records
Questo “LP (2012)” rappresenta il primo vero parto di inediti dei Misantropus almeno da una decina d’anni a questa parte, dato che il precedente “LP-EP (2003)” era appunto una ristampa di un paio di lavori pubblicati dalla band ad inizio millennio. I ragazzi decidono di basare “LP” sulla figura – da loro stessi definita giustamente archetipale – di Noé, in quanto àncora per la salvaguardia dell’umanità nei momenti più bui. Mai come stavolta possiamo affermare che l’idea è pienamente concettuale, in quanto il nuovo lavoro del trio è completamente strumentale e quindi la storia raccontata non è supportata da liriche. Evitando di addentrarci quindi in parallelismi concept – musica che potrebbero scadere nella filosofia, ci limiteremo a descrivere in questa nostra recensione la mera parte musicale del lavoro. Se è vero che sono passati dieci anni dall’ultimo inedito targato Misantropus, è altrettanto vero che il combo non ha perso quel gusto per un hard doom a cavallo tra i seventies e gli eighties, mettendo in luce innanzitutto un gran buon gusto strumentale e – secondariamente – una più che discreta abilità compositiva che consente ai sette brani di “LP” di vivere ognuno di luce propria, risultando immediatamente distinguibili tra di loro, pur seguendo una direttrice comune. Ancora una volta il problema maggiore ci pare essere la mancanza di un singer che possa donare maggiore sostanza al tutto, anche perché ci pare che in diversi casi le tracce quasi richiedano una voce narrante, che riesca a dare profondità ad una struttura ritmica piuttosto lineare. Nulla da eccepire invece sui solismi efficaci di Alessio Sanniti alla sei corde, capace di assoli mai trascendentali ma in grado di integrarsi alla perfezione con le ritmiche di Vincenzo Sanniti al basso e di Andrea Vozza alla batteria. Bene la sabbathiana “Noeh” posta in apertura e con un basso butleriano che pulsa in continuazione. “Woodarc” è basata su di un riffing ottantiano, mentre “The Deluge”, “Filantropus (Sun)” e “Seas” recuperano istanze in mid tempo maggiormente legate al doom. Discreto lavoro quindi questo “LP”, viziato solamente dal difetto (importante) di cui sopra e da una durata fin troppo esigua. Per amanti della musica strumentale che non ecceda in virtuosismi e che anzi riesca a focalizzarsi al meglio su un’attitudine rock.
