6.5
- Band: MISANTROPUS
- Durata: 00:38:32
- Disponibile dal: 29/11/2011
- Etichetta:
- Doomymood Records
Accogliamo con vero piacere questo “LP – EP (2003)” dei doomster laziali Misantropus, edito dalla Doomymood, in quanto trattasi di materiale quasi completamente inedito che viene oggi riproposto nella sua interezza su CD. Fino ad ora ci era capitato di sentire i due brani dell’EP, cantati da Francesca Luce, mentre il materiale dell’album vero e proprio era rimasto chiuso in qualche cassetto polveroso in attesa che qualcuno si accorgesse della bontà della proposta. I Misantropus da sempre sono dediti ad un doom di chiara matrice italiana e quindi influenzato dalla scena dark e – tolti i due brani cantati di cui sopra – completamente strumentale. I numi tutelari del terzetto sono chiaramente identificabili in Paul Chain e Mario Di Donato, sebbene i Nostri si esprimano tramite formule più classiche e meno sperimentali. Da segnalare innanzitutto una produzione perfetta ad opera di Alessio Sanniti, membro della band insieme al fratello Vincenzo e ad Andrea “Junkie”. I brani contenuti nel LP sono cinque, tutti ascrivibili appieno in ambito doom; si parte con “Life”, mid-down tempo che mette in mostra una forte solidità ritmica e che difficilmente si abbandona a solismi inopportuni. A seguire il dittico formato da “Man” e “Woman”, con il primo brano che parte ammantato da un mood settantiano al quale segue un break centrale piuttosto trascinante, salvo poi riprendere il rifferama iniziale. “Woman”, invece, è una traccia più ritmata, contrappuntata da un chitarrismo sabbathiano disegnato da Alessio Sanniti in onore di Tony Iommi. “Animalspact” è memore della lezione di Paul Chain e dei suoi Violet Theatre ed è l’episodio più lento ed ossianico del lotto. La conclusiva “Transformation” è un heavy-doom grondante di riff e solismi metallici che mette in mostra un ottimo lavoro al basso di Vincenzo Sanniti. L’EP contiene, come accennato, le due versioni cantate da Francesca Luce di “Life” e “Transformation”. E’ soprattutto “Life” a guadagnare punti per la presenza della Luce, che nel brano successivo si limita a qualche vocalizzo e ad accompagnare l’outro. Il lavoro non è di facile assimilazione, nonostante tecnicamente la proposta dei Misantropus sia tutt’altro che complessa; ci pare però che la mancanza di un singer vada ad inficiare sulla qualità dei vari brani che, come dimostrato dalla seconda versione di “Life”, avrebbero bisogno di una voce narrante per colpire davvero nel segno. Rimane il fatto che i Misantropus sono dei buoni compositori, sicuramente molto derivativi, ma anche dotati di buon gusto, passione e un grandissimo coraggio, tutte cose che si faranno apprezzare dal sempre esigente pubblico del doom.
