MISERY LOVES CO. – Zero

Pubblicato il 03/12/2019 da
voto
7.0
  • Band: MISERY LOVES CO.
  • Durata: 00:52:13
  • Disponibile dal: 29/11/2019
  • Etichetta: Black Lodge
  • Distributore: Audioglobe

Come da promesse, i Misery Loves Co. sono tornati tra noi a pieno titolo, dopo l’antipasto del doppio singolo uscito qualche mese or sono. Si confermano all’ascolto di questo full-length, giunto a ben diciannove anni dal precedente, le sensazioni date dai brani sentiti finora, e che qui ritroviamo, ossia come la band svedese abbia scelto come via preferenziale quanto espresso nell’ultima fase di carriera. Questo non significa che sia scomparso del tutto il mirabile sound dei primi due dischi; le radici industrial sopravvivono nei passaggi vocali più monocordi, nelle chitarre ribassate, nei frequenti stop n’go, ma al tempo stesso è privilegiata una dimensione fortemente melodica – certo, non in termini di ballad e pezzi puramente pop -, che il trio padroneggia comunque bene. Centrale, in questo slittamento di sonorità, l’uso della voce in quasi tutti i brani, con una sorta di contrappunto rispetto al sound tutto sommato ancora piuttosto cupo e quadrato, sebbene anch’esso in forma meno tranchant che in passato. Non stupisce, in quest’ottica, la riuscita cover di “Only Happy When It Rains” dei Garbage, passata attraverso l’alambicco degli svedesi con rispetto per l’originale, seppur decostruita abobndantemente sul finale. Sono come sempre la società e le sue distopie i temi lirici ben evocati dal forte senso di disagio che emerge dai brani, ivi compreso anche quelli più diretti; potremmo anzi fare un facile ma tutto sommato efficace paragone con l’idea edulcorata di industrial di Marilyn Manson (“A Little Something”, oppure “Zero”), anche se non mancano momenti più abrasivi. “Dead Streets” è probabilmente la traccia più vicina al cuore e all’essenza primordiale dei Misery Loves Co: ritmata, ossessiva e ipnotica, con la sovrapposizione di un riff e un refrain di chitarra, quest’ultimo molto vicino ai Killing Joke più recenti. Ancora, “Fell In Love” è un blues maligno e freddo, che sfuma nelle ritmiche drum n’bass della seguente “The Waiting Room” senza soluzione di continuità, facendo rivivere appieno gli anni Novanta più sperimentali del metal. Sul finale esplodono tanto la dimensione più catchy, quanto quella più sperimentale, con la sontuosa “Way Back home” a chiudere il disco: beat elettronici, pulsioni danzerecce e un’eterea voce femminile arricchiscono un brano potente e interessante, che sintetizza bene le diverse anime presenti in questo comeback; forse più di quanto facciano alcuni singoli brani, che risultano un po’ slegati ed eterogenei. Ma nel complesso l’antica classe fa ancora capolino, senza eccessiva stanchezza compositiva.

TRACKLIST

  1. Suburban Breakdown
  2. A Little Something
  3. Dead Streets
  4. Only Happy When It Rains
  5. Fell In Love
  6. The Waiting Room
  7. Would You?
  8. Zero
  9. One Of Those Days
  10. Way Back Home
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