MISOTHEIST – Misotheist

Pubblicato il 28/11/2018 da
voto
5.5
  • Band: MISOTHEIST
  • Durata: 00:33:22
  • Disponibile dal: 30/11/18
  • Etichetta: Terratur Possessions
  • Distributore:

Navigando per l’internet si trovano ben poche informazioni su questo nuovo progetto. Apprendiamo dalle note inviate dall’etichetta che si tratta di una band norvegese, che più precisamente ha base a Trondheim, quindi giusto quel tanto sufficiente a non farceli confondere con l’omonima – quanto anonima – formazione statunitense. Cosa si nasconde dietro a tanta segretezza? Grossi nomi della scena black norvegese? Una precisa scelta di marketing? Non ne abbiamo idea, in ogni caso ci limiteremo ad analizzare le tre tracce che compongono questa prima uscita, data che, come sottolineato dalla stessa Terratur Possessions, è la musica a parlare per se stessa. Tre brani che superano – più o meno abbondantemente  – i dieci minuti, quindi a metà tra l’EP, per i canoni odierni, e il full, per quelli più datati del metallo al fulmicotone. “Carriers Of Captivity” ci fa ascoltare un black metal moderno, estremamente freddo, in bilico tra il sound scandinavo di fine anni’90/primi 2000 e le suggestioni atmosferiche più recenti (che prevalgono nettamente). La voce è un ruggito che talvolta acquista profondità espressiva mentre in altri momenti incede in maniera atona, e spesso sembra sovrastare la trama musicale, che appare un po’ confusa (ma resta l’incognita causata dall’ascolto limitato al solo pc). Con “Beast And Soil” abbiamo la prima sorpresa, una introduzione melodica che richiama secoli passati; la quiete però non dura molto e presto arriva l’incedere implacabile di chitarre e batteria, a formare, assieme alla voce, un muro sonoro denso e nebbioso. Si riconferma l’impressione di caos (abbastanza) controllato e la tendenza verso un sound che creare angoscia e tende ad opprimere l’ascoltatore. Chiude “Blood Rats”, il brano più lungo e dai tratti doomeggianti, col suo procedere lento e rarefatto. La concezione di black metal portata avanti dal combo norvegese è certamente moderna per scrittura e per scelte stilistiche, ma non aggiunge assolutamente nulla a quanto già fatto da altri. Non ci sono idee particolari o soluzioni incredibilmente riuscite, solo tre monoliti che tendono alla prolissità, a causa di riff troppo simili tra loro e ad una struttura dei brani pressochè sempre identica. Tornando alla voce inoltre il ricorso agli effetti appare eccessivo, soprattutto nella traccia che chiude, e tende a stancare facilmente. Passate tranquillamente oltre.

TRACKLIST

  1. Carriers Of Captivity
  2. Beast And Soil
  3. Blood Rats
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