7.0
- Band: MISOTHEIST
- Durata: 00:38:22
- Disponibile dal: 01/03/2024
- Etichetta:
- Terratur Possessions
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I Misotheist hanno saputo aprirsi un piccolo varco nel panorama black metal degli ultimi anni, tanto da apparire come uno dei gruppi di punta della Terratur Possessions – ‘costola’ della Ván Records – con la quale il mastermind Brage Kråbøl collabora sin dal debutto omonimo uscito nel 2018; un disco non privo di difetti, che ci lasciò nel complesso piuttosto indifferenti, al contrario delle due uscite targate Enevelde, altro progetto black metal di Kråbøl, declinato in un senso più tradizionale, epico e melodico.
Migliore è il successivo “For The Glory Of Your Redeemer”, un lavoro più a fuoco, vario e con maggior mordente, grazie al quale il nome Misotheist è circolato in festival europei di riferimento per la scena estrema quali Beyond The Gates, Celebrare Noctem e Prague Death Mass.
Con questo terzo capitolo, il musicista di Trondheim compie un altro passo in avanti in termini compositivi e di produzione, confezionando il prodotto migliore mai realizzato sotto questo moniker. L’essenza musicale del progetto resta ancorata ad un black metal ‘ortodosso’, violento e dissonante, dai riff ossessivi e circolari, i cui riferimenti principali possono essere trovati in artisti quali Deathspell Omega, Funeral Mist, Blut Aus Nord, Svartidauði e Mare.
Anche la struttura del disco è la stessa rispetto al passato: tre brani – il numero perfetto per eccellenza, simbolo della trinità divina e della totalità cosmica – tendenzialmente piuttosto lunghi, per un totale di circa mezz’ora di musica. In questo caso però le composizioni risultano meno simili tra loro, anche per merito della durata sensibilmente diversa, che permette alla scrittura di svilupparsi in modo autonomo, rompendo l’effetto monolite che rendeva praticamente intercambiabili, a livello di posizione in scaletta, i pezzi proposti sui dischi precedenti.
L’opener “Stigma” parte con un bel ‘tiro’ che crea una valida ossatura sulla quale si sviluppa il resto del pezzo, che rallenta e si dilata nella parte centrale, atmosferica e melodica, prima di tornare ai tempi veloci (prima) e cadenzati (poi) dell’incipit. La formula del contrasto tra ‘pieni’ e ‘vuoti’ non è certo innovativa, ma funziona bene, e in particolare la sezione ritmica fa un lavoro apprezzabile, mentre il rallentamento melodico più rilassato nel cuore del brano non è – in sé – particolarmente significativo.
Di diverso passo è la title-track, che si rivela sin da subito una cavalcata sulfurea indiavolata, sorretta da un bel riff: impossibile non segnalare la partecipazione di IX (al secolo Willem Niemarkt) degli Urfaust, che ci regala una strofa interpretata con il suo inconfondibile timbro stregato: peccato non aver sfruttato maggiormente il suo contributo a quello che si rivela il brano più tirato e breve nella carriera della band.
Arriviamo così ad un’autentica suite – quasi venti minuti – un minutaggio decisamente difficile da reggere mantenendo sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore. E infatti, nonostante i frequenti cambi di tempo e il basso spesso piacevolmente in evidenza (à la Gorgoroth), crediamo che sarebbe stato possibile – anzi, auspicabile – ‘asciugare’ un brano che in compenso rivela un uso più significativo dei cosiddetti ‘vuoti’ sonori, grazie ad arpeggi semi-acustici dall’appeal minimale e lo-fi che spezzano l’andamento della traccia prima della botta black metal finale, tra sfuriate violente e un dipanarsi più ragionato e quasi epico, sicuramente tra i momenti migliori dell’album.
In definitiva, un disco con diversi spunti interessanti, che si inserisce in un filone tanto sfruttato quanto apprezzato, forte di un’identità che comincia ormai ad essere riconoscibile e un sound prettamente norvegese, i cui limiti sono legati alla ripetitività di soluzioni e riff proposti, e alla voce di Kråbøl, il cui scream basso e cavernoso (a tratti più vicino a un growl) è potente ma non sempre sufficientemente incisivo.
Al netto di queste criticità, resta un ascolto consigliato a chi apprezza questo modo di concepire ed interpretare il black metal.
