MISSA MORTVM – Et Lux Perpetua Luceat Eis​.​.​.

Pubblicato il 03/11/2015 da
voto
8.0
  • Band: MISSA MORTVM
  • Durata: 00:41:31
  • Disponibile dal: 22/08/2015
  • Etichetta:
  • Satanath Records

“Et Lux Perpetua Luceat Eis…” è il classico disco che non ti aspetti. Una piccola label russa che ha sfornato dischi quasi solo a beneficio del mercato del suo paese e, per questo, è conosciuta solo da chi spulcia i cataloghi di etichette come la Solitude ed una band black metal cilena, formata da due persone (in realtà una one-man band più un bassista) che non hanno neanche la classica militanza in una dozzina di altri gruppi, tipica dell’underground black: cosa potrà mai uscirne ? Con un cantico lugubre e malato, accompagnato da un tamburo ed uno sbattere di oggetti, il disco si apre subito in un modo che non si può ignorare, l’atmosfera è tetra e perniciosa e dopo poco meno di due minuti esplode in un black metal furioso, dal riffing evocativo e mortifero. Le liriche, tra latino e spagnolo, creano un mood particolare, mentre i Missa Mortvm (questo il nome della band) seguono un intricato percorso, fatto di drumming veloce ed ossessivo, uno scream graffiante e potente ed un sound di chitarra sulla falsariga della vecchia scuola norvegese. Ed in effetti questo disco sembra proprio essere permeato da quella magia nera, da quell’ispirazione notturna che risulta ormai così difficile da trovare. Così, con melodie che ricordano vagamente i primissimi Emperor, si conclude “Cantos Profanos”, ma i blackster cileni non ci lasciano tregua e la seconda track parte subito violenta e tirata, e lo stupore cresce con la consapevolezza che i Missa Mortem non sono una band che ha azzeccato un pezzo e ci ha costruito sopra un disco. Se lo stile rimane immutato, infatti, la qualità quasi cresce, acquisendo una nera maestosità, un incedere quasi epico che ci porta nel regno dei morti. Le canzoni che formano questo disco sono composte in modo diretto ma non certo banale; i Nostri hanno dalla loro capacità ed una notevolissima conoscenza del genere (lo si capisce da come sanno “sfruttare” gli accorgimenti usati da band molto più esperte). Così, mentre un velocissimo black metal procede impietoso su di noi, un coro funereo vi si sovrappone e ci accompagna fino alla fine di “Oh Bene Subritus…”. Un altro riff che pare strappato dalla scandinavia di metà anni Novanta apre poi “Caos Nocturno”, che vede due voci in scream e growl sovrapporsi nel dipanarsi del cantato. Questa volta la band preme ancora di più sull’acceleratore e punta su potenza e “tiro”, regalandoci quello che sembra il pezzo più grezzo (in senso positivo) di tutto il disco, un pezzo che ci lascia respiro nel mezzo con un arpeggio che si trasforma in un riff al sovrapporsi della voce, un’atmosfera che ci ricorda gli esordi di un certo sound svedese (Lord Belial e Setherial per intenderci), poi un cambio repentino torna alla potenza con cui il pezzo si è aperto. Le melodie che aprono “Amissa Anima”, invece, sono di quelle che si imprimono in mente e rappresentano ancora una volta un mondo di morte e oscurità notturna. La capacità che sembra avere questa band di creare riff black metal è impressionante, e farete fatica a trovare una melodia brutta o anche solo scontata in questo disco. Intendiamoci: se cercate l’originalità, se per voi black metal vuol dire Arcturus o (ultimi) Enslaved, allora statene alla larga. Qui non c’è niente di “progressive” o “avant-garde”, qui c’è passione, cuore nero votato al metal più nero ed oltranzista, quello che sa dipingere scenari oscuri e terrorizzanti. Siamo quasi alla fine, ormai, quando “Ire Viam De Lumine”, aperta da tastiere e cori, ci riporta alle atmosfere con cui si è aperto il disco, ma è solo un momento. OTS e AJ ci riportano subito nelle viscere dell’oltretomba con l’ennesimo riffing magistrale che, ormai, non ci stupisce neanche più: i cori malati e perversi che accompagnano il pezzo ed introducono lo scream fanno da contraltare alla seconda parte che gioca tutto su una melodia quasi folkeggiante, che si trasforma nella conclusione tiratissima ed accompagnata ancora dai cori sepolcrali che, nella fine del disco, si aprono quasi a lasciar trasparire un minimo di luce e speranza solo per poi essere richiusi dallo scream violento e blasfemo che conclude il disco. “Et Lux Perpetua Luceat Eis…” si può descrivere solo come uno splendido disco di black metal, e tutta questa recensione può risolversi in questa affermazione. Un esordio clamoroso, che può portarci solo a sperare che una nefanda luce perpetua continui a risplendere sui Missa Mortvm.

TRACKLIST

  1. Cantos Profanos
  2. Oh Bene Subtritus...
  3. Caos Nocturno
  4. Amissa Anima
  5. Ire Viam De Lumine
6 commenti
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