MITOCHONDRION – Vitriseptome

Pubblicato il 29/10/2024 da
voto
8.5
  • Band: MITOCHONDRION
  • Durata: 01:28:32
  • Disponibile dal: 01/11/2024
  • Etichetta:
  • Profound Lore

Ancor prima dell’effettivo valore della proposta, dei Mitochondrion si sposa volentieri l’idea di abominio sensoriale al quale il quartetto conduce. Come accade per un’entità come gli australiani Portal, ad affascinare è il concetto di portare alle estreme conseguenze quel che già vi è di sfrenato, intenso, parossistico e inenarrabile all’interno del mondo death e black metal. Si cerca di accelerare, complicare, enfatizzare ogni aspetto del suono, per condurlo verso qualcosa di dissoluto, disturbante e quasi ‘impossibile’. Il pressare in uno spazio così ridotto tutte queste note, sfibrarle in ritmi intricatissimi e sfregiarli con un cantato altrettanto disumano, pare irragionevole e innaturale. Eppure succede. I canadesi su questo fronte avevano già dato prova di preparazione tecnica, idee chiare e un filo di prolissità con i primi due album “Archaeaeon” e “Parasignosis”, opere devastanti e sfidanti, talmente ostili da renderle qualcosa di inaffrontabile, a meno di non masticare abitudinariamente materiale dei suddetti Portal, oppure di Abyssal, Antediluvian, Impetuous Ritual, Ævangelist. Affacciatisi in Europa per sparute quanto devastanti apparizioni live (tour nel 2014 e 2019), i Nostri sono stati a lungo fermi dal punto di vista discografico. Tant’è che “Vitriseptome” colma un silenzio di ben tredici anni dal precedente full-length, interrotto soltanto dal breve EP “Antinumerology” del 2013 e lo split assieme agli Auroch, “In Cronian Hour”, del 2016.
Da quelle coordinate ricomincia il cammino, o meglio, l’opera di barbara, psicotica conquista. Prendendo le mosse dalla lezione dei Gorguts di “Obscura”, dalle storture apocalittiche dei Deathspell Omega, dai già citati Portal, i Mitochondrion ne sono divenuti dei discepoli impazziti, tesi ad accelerare all’impazzata il proprio cavernoso death/black metal, nel quale la combinazione di suoni plumbei, tempi dispari, dissonanze, assalti vocali multipli diventa una specie di orgia del metal estremo. Uno stillicidio di esplosioni strumentali, fragori metallici infernali, grovigli di note dal tono ansiogeno, alieno e orripilante. Il tutto suonato con perizia tecnica notevolissima, per plasmare sonorità che i Mitochondrion cercano di rendere il più possibile ostili ed elitarie.
“Vitriseptome” si pone su un livello di difficoltà e complicatezza perfino superiore agli album precedenti. Intanto per la struttura e la lunghezza dell’album – diciassette tracce per quasi un’ora e mezza di musica, con interludi ambient/noise a intervallare le canzoni vere e proprie – tale che la divaricazione tra la realtà e ipotetici mondi lovecraftiani si assottiglia di minuto in minuto, facendoci scivolare in un incubo informe e famelico.
Viene difficile entrare nei dettagli delle singole tracce, perché sostanzialmente i Mitochondrion si spendono in una ricetta similare da una all’altra e allineano brani contorti e asfittici, dove si alternano momenti ritmici e chitarristici vagamente – molto vagamente – più lineari e con qualche aggancio alla tradizione death metal, e altri scomposti in mille incisi, sovrapposizioni, infiniti cambi di tempo. La difficoltà nel reggere un tale attacco su più fronti è moltiplicata dall’ossessivo assalto vocale, con testi così fitti che raramente la musica può respirare libera da sottolineature del bestiale cantato a tre voci. Una caratteristica che rende i canadesi ancora più immondi e destabilizzanti di altri colleghi che si muovono in contesti affini.
Per apprezzarne meglio l’ardire, la spinta avanguardistica, i migliori episodi sono quelli più estesi, quando lo sviluppo della musica diviene perfino più intricato e tenebroso: in queste circostanze una struttura tipo suite dona una malata aura psichedelica a quanto suonato, facendo meglio percepire il tocco atmosferico della formazione, altrove affogato nel marasma strumentale. Le desolanti rarefazioni al termine di “Flail, Faexregem!” e “Viabyssm” infondono un sinistro senso di desolazione, come se si prendesse fiato dopo uno sforzo di violenza abnorme e si ammirassero i danni compiuti.
Rispetto ad altri contendenti nel mondo del metal estremo più psicotico e labirintico, i Mitochondrion emergono per l’impeto sfrenato che ne guida l’azione, così che la fisicità abbia il sopravvento sugli intellettualismi: nonostante l’impatto stordente ed alienante, i quattro non si impantanano in strutture confuse e poco focalizzate, trovando sempre il modo di far male, non allentando mai la presa quanto a ferocia e velocità d’esecuzione.
Certamente, “Vitriseptome” non è un prodotto per tutti e, pur non volendo dar seguito a certe sbruffone dichiarazioni del gruppo in tal senso – rimandiamo alle ultime esternazioni sui loro canali social ufficiali – è difficile che possa avere un’ampia platea di estimatori. Comprensibile lo si possa tacciare di inascoltabile, pretenzioso, arrogante. Ma se la follia del death e del black metal, quando declinate in una brutalità senza limiti, vi garbano, questo è un album che come minimo dovete ascoltare. Poi magari vorrete passate oltre, ma sapere di che si tratta non guasta…

TRACKLIST

  1. [malascension]
  2. Increatum Vox
  3. The Erythapside
  4. Oblithemesis
  5. [antimonphoresis]
  6. Vacuuole
  7. Flail, Faexregem!
  8. [calcination]
  9. The Protanthrofuge
  10. Argentum Mortifixion
  11. Ignis Caecus
  12. [intraluxiform]
  13. The Cruxitome
  14. [ ]
  15. VITRISEPTOME
  16. Viabyssm
  17. Antitonement
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