MIZMOR – Cairn

Pubblicato il 17/09/2019 da
voto
8.0
  • Band: MIZMOR
  • Durata: 00:58:07
  • Disponibile dal: 06/09/2019
  • Etichetta: Gilead Media
  • Distributore:

“Cairn” è innanzitutto sofferenza. Cruda, viscerale, macerata a lungo, di quella che non si lenisce in pochi istanti. E ha modi di esprimersi contorti e sfaccettati, non attraverso un semplice sfogo impulsivo. Meglio far scorrere le lacrime in traiettorie variabili, oblunghe, spazi vasti, pause voluminose, riverberi crocchianti e indolenze sfinenti. Prima ci sono i dati numerici ad esprimere grossolanamente la tipologia del disco – poco meno di un’ora, quattro tracce – successivamente la visione incombente del gigante incappucciato in copertina, mirabile manufatto pittorico del genio polacco Mariusz Lewandowski; infine, urla lacerante la musica e ci cattura lo spettacolo di un’anima in pena che latra versatile le sue doglianze. Lo specchietto per le allodole è l’apertura black metal, lo-fi e crostosa, di “Desert Of Absurdity”, l’aspetto più normale e non per forza speciale del disco. Serve a dare una scossa, a introdurre senza tanti preamboli al mondo di Mizmor, già consolidato nei suoi antri bui e inquieti con l’ampia discografia precedente – due album e un rosario di split – e ora apertosi a nuove più profonde gallerie. Scemata la prima sfuriata, possiamo percepire gradatamente la grandezza dell’opera. I tempi rallentano e il suono si scortica in chitarre dense e crepitanti, intrise di tristezza, un pianto angoscioso che ricorda l’operato degli Thou. Quello sludge lacrimevole e spessissimo rimbomba nelle orecchie, inciso dagli aculei di una voce che tortura se stessa, si spende in grida acute e gutturali, si strozza e graffia modulandosi in linee che mai si schiudono a qualche barlume di serenità.
I toni luttuosi prendono presto il sopravvento, portandosi verso un miscuglio di pesantezza funeral doom e autolesionismo depressive black metal, ammorbati da sporcizia sludge; il rumoreggiare fangoso nella prima parte di “Cairn To God” intossica e stende un velo di morte agghiacciante, che nulla ha di poetico o concettuale. Solo che non è tutto qua, anche se sarebbe già a sufficienza; la seconda metà del brano agonizza in un drone-doom in costante regressione, teso a un minimalismo che sa di lunga, spietata agonia, sfumato in una chiusura acustica dal sapore sacrale. Il rincantucciarsi in andamenti monastici, di meditazione calma e afflitta, fra arpeggi da vecchio crooner, è un altro dato rilevante di questo monumento di note. Vi si contrappone un sentire extreme metal che ci getta in pasto progressioni irresistibili (l’altisonante attacco di “Cairn To Suicide”, enfatico black metal americano della miglior specie), quindi si ritrae e lascia che siano ombre sonore sinistre, quasi gotiche in alcuni tratti, a inghiottirci nell’oblio. Amarezza e sordida rabbia rotolano verso di noi con il passo strascicato del condannato a morte in “The Narrowing Way”, una cascata di doom così violentato, grosso, esagerato nell’essere lento e in balia delle basse frequenze, da farci pensare a un atroce incrocio fra il death-doom più cavernoso e gli Electric Wizard di “Dopethrone”.
C’è tantissimo da ascoltare e soprattutto subire in “Cairn”, album che fa del suo essere colossale, rigonfio di dramma, la sua principale arma di distruzione. Nonostante l’indubbia pesantezza, le quattro tracce presentate si scompongono in stanze sonore dalle funzioni più diverse, punendo con la forza dell’angoscia, ma languendo a volte in attimi di nera calma di grande sensibilità. Non è un caso che “Cairn” stia godendo di hype diffuso nell’underground, perché denota una visione forte, ricercata, che sa pescare nell’ampio universo extreme metal, rielaborando tante influenze per concepire un sound unico. Ascolto tra i più appaganti del 2019.

TRACKLIST

  1. Desert Of Absurdity
  2. Cairn To God
  3. Cairn To Suicide
  4. The Narrowing Way
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