MIZMOR – Wit’s End

Pubblicato il 09/01/2022 da
voto
6.0
  • Band: MIZMOR
  • Durata: 00:29:03
  • Disponibile dal: 14/01/2022
  • Etichetta:
  • Gilead Media

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Raggiunto l’agognato successo underground con gli eccellenti fiotti di nero dolore di “Cairn”, A.L.N. si è messo a guardare di lato, per comprendere quali linguaggi potessero unirsi a quello del suo afflitto, scorticato peregrinare in lente orbite black metal e doom. Ecco allora che a fine 2020 arriva il riuscito connubio con l’amico Andrew Black (“Dialetheia”), per una rivisitazione di sonorità ambient assai eteree e sinuose. Il 2022 si apre con quello che dovrebbe essere il nuovo album ‘canonico’ a firma Mizmor nonostante, guardassimo alla durata e ai contenuti, verrebbe da pensare a un EP di passaggio. Una transizione che, per la prima volta da quando abbiamo a che fare con le articolate trame del solitario musicista statunitense, ci lascia un poco perplessi. È come se A.L.N. si fosse trovato in mezzo a un guado e dovesse ancora capire in quale direzione proseguire.
La prima traccia, “Wit’s End”, guarda infatti alle forme espressive modellate dall’omonimo primo disco fino a “Cairn”: sfinente, raccolta attorno a un black metal slabbrato e marcescente, con quella vena riflessiva e autopunitiva tipica dei suoni americani di settore a emergere incontrastata. Arpeggi corrotti, un’interpretazione vocale mortuaria, angosciata e l’avvitarsi in una minimale implosione dei sensi riportano direttamente, nelle sonorità, ai fasti dell’ultimo album. Senonché, addentrandoci negli ascolti, affiora una sensazione di inconcludenza, la fastidiosa idea che siano sì presenti le idee di “Cairn”, ma ne difetti nello sviluppo quell’autenticità, quella raccapricciante spinta emotiva che faceva di tracce come “Desert Of Absurdity” o “Cairn To Suicide” qualcosa di terrificante e a suo modo ingegnoso. Qua, le coordinate di massima sono le medesime, solo che nel richiamare quel tipo di emozioni e di soluzioni l’insieme appare sforzato e viene spesso da chiedersi dove il discorso intenda condurre. Accorgendoci in fondo che rimane in bilico tra diverse interpretazioni, senza darci sussulti così forti.
La seconda composizione, “Pareidolia”, sembra invece risentire della frequentazione di musica estranea al metal estremo. Un flusso di suoni smozzicati, interrotti, campionati, con nenie vocali che si accartocciano assieme a una specie di sinfonia a scatti, un miscuglio di armonie metal molto rarefatte, ambient e, appunto, una vaga idea sinfonica, che si propaga come se subisse tanti piccoli disturbi e interruzioni strada facendo. Un’idea interessante, si rimane interdetti di fronte a un esperimento che tutto sommato offre un minimo di ascoltabilità, salvo perdersi in una terra di confine che lascia spazio a mille interpretazioni, senza offrire appigli saldi. Anche in questo caso la si tira un po’ per le lunghe, perpetrando un’idea di base buona per un tempo francamente eccessivo. Forse c’è un poco di indecisione attualmente nella mente di A.L.N. e “Wit’s End” ne è il semplice, incerto, risultato. Non una ciofeca, si intende, resta il fatto che siamo ben lontani dai momenti più ispirati di questo artista.

 

TRACKLIST

  1. Wit's End
  2. Pareidolia
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