7.0
- Band: MÖHRKVLTH
- Durata: 00:44:03
- Disponibile dal: 05/05/2026
- Etichetta:
- Antiq Records
Ci sono voluti otto anni ai francesi Möhrkvlth per ritornare sulle scene con un nuovo disco: una vera eternità in questi tempi discografici, se vogliamo anche considerare la pandemia nel mezzo.
Al di là della validità della proposta musicale in sé, che andremo ad analizzare un po’ alla volta, una precisazione è immediatamente doverosa: con la definizione di ‘francesi’ non crediamo che i Möhrkvlth siano completamente soddisfatti, visto che la band mette chiaramente in evidenza le proprie origini bretoni, le tematiche pagane e la lingua di origine celtica.
“Gwenojennoù An Ankounac’h” si presenta, infatti, come un’opera di quasi quarantacinque minuti suddivisa in soli sei capitoli e l’egida della Antiq fa quadrare subito i conti: siamo di fronte a black metal di ispirazione pagana e medievale. Quasi tutti i brani sono furiose cavalcate con la sezione ritmica quasi perennemente settata su tempi elevati, un riffing serrato che ricorda non poco il black metal atmosferico di scuola Quebec, i synth che puntellano i momenti più ariosi e un utilizzo della voce su due livelli, pulita (dalle cantilene epiche) e urlata. Attenzione, la miscela non è originalissima, se vogliamo dirla tutta, ma rimane efficace e soprattutto emozionante.
Le canzoni dei Möhrkvlth sono quasi tutte cavalcate guerresche, sostenute, come detto, da strutture molto semplici e reiterate: si distinguono solamente per le lead di chitarra, ogni volta impegnate a creare armonie differenti, e le melodie di voce. Non è per forza un difetto, vista la piacevolezza del risultato complessivo che ne aumenta la spinta emotiva, ma è anche parecchio difficile distinguere i vari episodi se non dagli interludi acustici (“Recueillement”) o semplicemente d’ambiente (l’inizio di “Noz Ar Re Grouget”).
Come summa del suono dei Möhrkvlth possiamo comunque citare l’iniziale “Dindan Gouloù Ar C’Hroajoù Mein”, forse la migliore nel mescolare i due stili vocali e dove la parte in pulito ricorda i migliori Falkenbach. Molto suggestivo è anche l’artwork bucolico che, onestamente, magari non fa trasparire la natura in parte epica e guerresca delle composizioni, ma allo stesso tempo non propone le solite banalità di guerrieri, lupi e spade.
E’ un disco semplice da assimilare nella sua interezza, “Gwenojennoù An Ankounac’h”, avendo trovato una formula buona per far digerire all’ascoltatore brani tra i sette e i quasi dieci minuti. I Möhrkvlth si rivelano una buona sorpresa e, nello scoprirli, siamo anche andati a ripescare il debutto “A-Dreñv Ar Vrumenn” notando subito come questo nuovo episodio sia un evidente miglioramento. Speriamo non si fermino qui, potremmo aver scovato qualcosa di notevole, in prospettiva.
