8.0
- Band: MØL
- Durata: 00:44:05
- Disponibile dal: 30/01/2026
- Etichetta:
- Nuclear Blast
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Come degli studenti talentuosi, i danesi MØL si sono cimentati a partire dal 2015 in un piacevole post-black metal che mostrava con onestà la chiara influenza Deafheaven, nel quale la componente musicale (soprattutto nelle parti più rilassate) poteva esistere in modo autonomo rispetto al testo, come dimostrano le versioni strumentali degli album “Jord” (2018) e “Diorama” (2021).
In questo contesto, “Dreamcrush” prosegue lungo il percorso tracciato dai lavori precedenti e, al tempo stesso, mostra una band capace di lavorare sul songwriting con intelligenza, aprendosi a un pubblico più ampio senza snaturare il proprio stile. Ne sono esempi il refrain decisamente pop che spezza la tensione del numero blackgaze “Små Forlis”, “A Former Blueprint”, con il suo passo debitore dei Klimt 1918, o le tastiere di “Young”, che richiamano il lavoro degli Slowdive.
Mai come in questo ambito, con il numero impressionante di band che affollano il panorama del post-black metal odierno, la qualità delle canzoni è fondamentale per emergere, e i Mol dimostrano, giunti al terzo album, di possedere un talento raro nel costruire atmosfere tese e melodiche al tempo stesso.
Ascoltate, in proposito, la ballad “Hud”, che si satura progressivamente attraverso l’uso reiterato di chitarre e synth; “Garland”, in equilibrio tra Snow Patrol (strofa) e Ghost Bath (refrain), grazie alla voce duttile di Kim Song Sternkopf; oppure “Favour”, con un elegante arrangiamento che omaggia i Ride. Al di là di episodi trascinanti come “Mimic”, ambito nel quale i MØL avevano già dimostrato di eccellere (recuperate “Bruma” dal disco d’esordio “Jord”), il disco convince proprio laddove i Deafheaven di “Ordinary Corrupt Human Love” mostravano qualche incertezza: nella capacità di combinare armonia e irruenza in un melting pot compatto.
Ne è una prova “Crush”, scelto come terzo singolo e brano di chiusura del disco, un continuo botta e risposta tra una tenue melodia post-punk e un anthem trascinante, che passa dalle chitarre grunge dei Catherine Wheel di “Happy Days” a una coda epica di grande impatto.
Con “Dreamcrush” i MØL sono riusciti a pubblicare il loro album più maturo: da una parte corregge gli eccessi tastieristici del precedente “Diorama”, dall’altra presenta una tracklist impeccabile che include almeno cinque potenziali singoli (su tutti “Dreamcrush” e “Favour”).
Nessuna versione strumentale, questa volta: non serve null’altro per convincere.
