MOLASSESS – Through The Hollow

Pubblicato il 11/10/2020 da
voto
6.5
  • Band: MOLASSESS
  • Durata: 01:05:00
  • Disponibile dal: 16/10/2020
  • Etichetta: Season Of Mist
  • Distributore: Audioglobe

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Di Farida Lemouchi e della sua voce sensazionale si erano quasi perse le tracce dopo la fine dei The Devil’s Blood. Uno split seguito da una tragedia, quella del fratello Selim, l’altra mente creativa della band, che si toglie la vita nel 2014. Da allora, pochi i segnali di vita artistica di Farida, eccetto per l’effimera costituzione di un nuovo gruppo, i The White Faces, incidentalmente incrociati in una delle loro rate apparizioni live in Germania, all’Acherontic Arts Festival del 2015. In seguito altro silenzio, finché nel 2019 il Roadburn commissiona a quella che all’epoca doveva essere – presumiamo – ancora un progetto ‘in fieri’, i Molassess, una composizione originale da suonarsi in occasione di quell’edizione del festival. Da lì le cose si muovono abbastanza in fretta, dapprima con la realizzazione di un singolo (“Mourning Haze“/“Drops Of Sunlight”), quindi con l’annuncio del primo album “Through The Hollow”.
Vi è un omaggio alla metà defunta di quello che era il cuore pulsante dei The Devil’s Blood, poiché il monicker è preso pari pari dall’ultima canzone in tracklist nell’EP solista di Selim Lemouchi, “Earth Air Spirit Water”. A dar man forte a Farida, ci sono due ex componenti della formazione occult rock che l’ha resa celebre, il bassista Job van de Zande e il chitarrista Oeds Beydals, cui si aggiungono l’altro chitarrista Ron van Herpen (Astrosoniq), il batterista Bob Hogenelst (Birth Of Joy) e il tastierista Matthijs Stronks (Donnerwetter). Una line-up che dovrebbe prendere il testimone dei The Devil’s Blood e portarlo verso una rinnovata chiave sonora, perché nella presentazione si tiene a precisare che trattasi in ogni caso di un’esperienza artistica staccata da quella precedente, per quanto ne porti con sé molteplici riferimenti.
La prosecuzione del discorso è data, quasi scontato a dirsi, dalle inconfondibili linee vocali di Farida, un misto di mistero, occultismo, avanguardia e speziature orientali, contraddistinte da un’interpretazione posseduta che oggi come qualche anno fa ne decreta l’unicità e il fascino. Già su questo punto, però, si nota l’assenza di quelle vampate d’energia, quegli squilli altisonanti, le invettive fragorose che facevano detonare a livelli impensabili la musica dei The Devil’s Blood. I brani dei Molassess vivono piuttosto di linee vocali ipnotiche e rintronanti reiterazioni, in accordo a una musica a sua volta ben più quieta e psichedelica. Si apre un canyon, infatti, fra le progressioni turbinanti sulle quali in passato Farida cavalcava come strega onnipotente, e le nenie vaporose e astratte contenute in “Through The Hollow”. Il lato sonoro rimanda piacevolmente al suo gruppo precedente, del quale si coglie però l’aspetto più morbido, distante da un’interpretazione hard rock e comunque sospeso in una dimensione indefinita, dove le ripetizioni degli stessi temi paiono farla da padrone, a discapito di dinamismo e progressioni maestose.
Con una simile impostazione, il climax sensoriale lo si dovrebbe ottenere per accumulo, contando su arrangiamenti meticolosi e un pathos che, pur nella staticità dell’incedere, dovrebbe autoalimentarsi senza sforzo alcuno. Invece, a nostro avviso, ciò non accade, la magica alchimia dei The Devil’s Blood qui è lontana, persa in un universo di estasi da rock anni ‘60/’70 avaro, purtroppo, di impeto e foga. Le chitarre sono piuttosto esili, affascinanti per alcuni suoni ma in fondo abbastanza monocordi lungo l’intero corso del disco. I tappeti di tastiera disegnano dolciastre atmosfere sognanti, limitandosi a tratteggiare un quadro di massima, al quale non vengono apportate aggiunte significative man mano che un singolo brano si dispiega. Vi è una mollezza complessiva a smorzare i pur intriganti panorami sensoriali evocati, che va a crescere col susseguirsi delle tracce, dopo che la titletrack si è rivelata un’opener abbastanza coinvolgente. Nel proseguo, l’album non decolla proprio mai, preda di una leggerezza di fondo che ne stempera di parecchio anche le ritmiche più briose. Dovremmo, visti i nomi coinvolti e i loro trascorsi, considerare “Through The Hollow” come un’uscita rivolta essenzialmente agli amanti del rock psichedelico; eppure, anche guardandolo da questa prospettiva, il disco non convince. Rimane una pressante impressione di incompiutezza, con la noia a fare spesso capolino durante l’ascolto. Ci aspettavamo un lavoro di ben altra caratura, inutile negarlo.

TRACKLIST

  1. Through the Hollow
  2. Get Out From Under
  3. Formless Hands
  4. Corpse of Mind
  5. The Maze of Stagnant Time
  6. I Am No Longer
  7. Death Is
  8. Tunnel
  9. The Devil Lives
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