7.0
- Band: MONKEY3
- Durata: 00:49:56
- Disponibile dal: 25/10/2013
- Etichetta:
- Napalm Records
- Distributore: Audioglobe
Sconosciuti ai più, i Monkey3 sono un quartetto svizzero reduce da una lunga gavetta nel poco supportato mondo dello stoner rock psichedelico e progressivo, quello che ha deciso di abbandonare la sua acidità primigenia in favore di lunghe suite strumentali futuristiche. Quattro sono gli album pubblicati fino ad oggi dalla band, più una raccolta di cover che, tra gli altri, ha visto la partecipazione di un certo John Garcia. Una carriera lontana dai riflettori e fatta da tante piccole tappe verso la personalizzazione di un suono certamente non originale o rivoluzionario, ma che è valso ai Nostri un importante contratto con la Napalm Records per la realizzazione di questo “The 5th Sun”, l’ennesima, epica cavalcata strumentale per il ritorno delle scimmie transalpine. Sono sempre molti i punti di contatto tra le uscite discografiche del gruppo: nonostante le ritmiche risultino a tratti più dure, in linea con il nuovo contratto per la label austriaca, nota soprattutto in ambito metal, la nuova opera continua senza soluzione di continuità le lunghe jam supersoniche precedentemente portate all’apice con “Beyond The Black Sky”, così come continuano le intricate elaborazioni sonore direttamente ispirate dai Tool di metà carriera, rivelandosi quasi un viaggio di fuga verso se stessi, uno sfogo liberatorio che raggiunge il proprio culmine solo alla fine di ogni brano, tirato allo stremo da una sezione strumentale che punta a suoni sempre più alti. Raggiungere la vetta fino a sfiorare il sole sembra essere il tema portante di molti dei nuovi episodi di questo disco, irradiante di note e particolarmente caloroso coma da tradizione, cullando l’ascoltatore in un piacevole tepore senza confonderlo con le acidissime ostilità delle stoner band più tradizionali. La produzione è consona e quest’ultima esalta in primis i crescendo dei sempre graditi lavori di Boris alla chitarra, in secondo luogo i momenti più spenti e introspettivi, quelli principalmente accompagnati da sussurrati arpeggi o dal cullare tastieristico delle influenze seventies di dB. “The 5th Sun” è l’ennesima dimostrazione di coerenza di questi chiamiamoli “testardi” musicisti, dal 2001 alfieri di una formula poco incline a sorprendenti evoluzioni, a tratti prolissa, che, suo malgrado, non si scrollerà mai di dosso quella sensazione di “già sentito” cucita addosso già dai tempi dell’omonimo debutto. La lunga “Icarus” poteva essere divisa in ben tre pezzi distinti, una struttura come quella di “Suns” l’avremmo sentita chissà quante volte, eppure ci lasciamo tranquillamente coinvolgere da questo incedere di progressioni consapevole delle proprie potenzialità e dei propri limiti, un perfetto emulatore in versione soft dell’onestà artistica dei Karma To Burn. Non saremo qua a parlarne tra dieci anni ma, anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad una piccola testimonianza di quanta bontà possa infondere un album pensato con il cuore, seppur praticamente derivativo sotto tutti i punti di vista.
