MONKEY3 – Welcome To The Machine

Pubblicato il 25/02/2024 da
voto
7.5
  • Band: MONKEY3
  • Durata: 00:46:48
  • Disponibile dal: 23/02/2024
  • Etichetta:
  • Napalm Records

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Imprevedibili come i loro cangianti affreschi musicali, i Monkey3 hanno fatto pazientare i fan ben cinque anni per dare un seguito all’acclamato “Sphere”. Una pausa che è stata, certo, colmata da un’abbondante attività live, ma che al tempo stesso poteva lasciar presagire cambi di rotta, o comunque una particolare riflessione sulla direzione da intraprendere dopo il salto di qualità (e visibilità) ottenuto grazie al succitato full-length.
Per fortuna non ci sono novità spiazzanti: il trio di Losanna si conferma una realtà eccellente e piena di personalità; va tutt’al più citato il passaggio di testimone al basso, del resto già ampiamente testato sui palchi negli ultimi tre anni, con il perfetto amalgama di Jalil nel sound della band.
Qual è, quindi, la chiave di lettura di “Welcome To The Machine”? Il richiamo ai Pink Floyd nel titolo dell’album è evidente, e anche in alcuni brani la sensazione di ritrovarsi nei solchi della band londinese affiora, anche se come da prassi, con i loro brani solo strumentali i Monkey3 esplorano territori più siderali e smaccatamente psichedelici.
L’andamento generale è accostabile a una lunga suite in cui i pezzi hanno continui intrecci e richiami tra loro; volendo analizzare qualche caratteristica più specifica delle cinque tracce presenti, “Ignition” è fedele al titolo e dà fuoco alle polveri con un bell’andamento incalzante, prima di dilatarsi come polvere di stelle, tra tastiere (che ricordano quasi il theremin), ricami di chitarra e un basso pulsante e intenso. “Collision” è una traccia più suadente, nuovamente divisa in due andamenti netti: inizialmente quasi acid jazz, trova una strada più rumoristica, vicina a una jam nella seconda parte. Su “Kali Yuga” compare e scompare tra le pieghe della canzone un arpeggio delicato e, in generale, un approccio più bucolico, sebbene non venga mai messo in disparte un ruolo più ‘roccioso’ della sei corde, mentre “Rackman” mette in gioco la loro dimensione più cupa e maestosa, con ancora il basso sugli scudi e un bel controtempo ritmico. È sulla conclusive “Collapse” che l’omaggio esplode del tutto, riprendendo echi notevoli della band di Gilmour & co. – e citiamo Sir David proprio per le particolare assonanze chitarristiche, anche se persino il suono della batteria si fa più secco e simile a quello iconico di Mason. Sembrano a tratti ripercorrere con un sorriso sardonico buona parte della discografia dei Pink Floyd, con richiami evidenti a diversi passaggi, ma con un tocco e una sincerità che rendono molto stuzzicante l’ascolto, fosse anche per il gusto di ritrovare tutti i momenti di ‘devozione’ messi in campo.
Forse un lustro di attesa potrebbe asciare l’amaro in bocca, rispetto alle aspettative di un nuovo, dirompente capolavoro, magari non stupiscono più, ma è innegabile come i Monkey3 giochino in un’altra categoria all’interno della variegate scena psych/stoner, garantendo sempre una colonna sonora eccellente per viaggi cerebrali e interspaziali.

TRACKLIST

  1. Ignition
  2. Collision
  3. Kali Yuga
  4. Rackman
  5. Collapse
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