MONOLORD – No Comfort

Pubblicato il 24/09/2019 da
voto
8.0
  • Band: MONOLORD
  • Durata: 00:47:07
  • Disponibile dal: 20/09/2019
  • Etichetta: Relapse Records
  • Distributore: Audioglobe

Due anni dopo “Rust”, il nuovo lavoro dei Monolord si trova a dover mantenere lo standard tracciato suo predecessore. L’evoluzione degli svedesi continua imperterrita, ed è innegabile come un’invisibile linea di demarcazione fosse stata tracciata tra, appunto, “Rust”, e i due precedenti, pur molto buoni, ma decisamente più canonici, dischi. E la strada dei Monolord sembra confermare il cammino già iniziato col terzo sigillo, un graduale allontanamento dalle sonorità ‘classiche’ del proprio doom per venire a definire un ancora cangiante proprio sound, un ché di ascrivibile propriamente e direttamente ai tre di Gothenburg. E anche in “No Comfort” sembra esservi un netto stacco tra le prime due canzoni e quelle che vanno a chiudere il disco, laddove la parte finale di “The Last Leaf” (che non vi si toglierà più dalla testa) sembra volersi librare dal proprio passato verso una via propria. I brani e i suoni diventano così riconoscibili attraverso la melanconia che traspare nell’album e che va ad acuirsi nelle già dette ultime composizioni del lavoro, con aperture che mutuano da alcuni Pink Floyd senza nemmeno girarci troppo intorno, ma non disdegna anche nomi più recenti che hanno virato da un doom canonico verso lidi più immaginifici (verrebbe da nominare i Pallbearer su tutti).
“No Comfort” prende tutto quello che i Monolord hanno fatto finora, i riff, la pesantezza, il faro mai spento verso i Black Sabbath, e lo rimette in circolo attraverso gli anni di esperienze accumulati, generando un disco maturo e pesante assieme, malinconico e pieno zeppo di riffoni che causeranno torcicolli, di pezzi come la già edita “The Bastard Son”, diretta ed efferata, e una tripletta dura ma trasognante come quella formata da “Skywards”, “Alone Together” e la titletrack. Un disco che necessita di attenzione ma che ha una capacità pazzesca di crescere con gli ascolti, e un risultato del genere non si ottiene solamente perché si è fortunati.
Era importante per la band dare un segnale deciso della propria presenza all’interno di un genere, soprattutto dopo un disco come “Rust”, che poteva come no essere anche solo una mera parentesi, e invece si è dimostrato un secondo punto di partenza che non rinnega ma anzi esalta quanto fatto in precedenza, e porta i Monolord ad essere uno dei nomi più interessanti di un intero filone. Tra le uscite dell’anno.

TRACKLIST

  1. The Bastard Son
  2. The Last Leaf
  3. Larvae
  4. Skywards
  5. Alone Together
  6. No Comfort
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