MONSTER MAGNET – Milking The Stars: A Re-Imagining Of Last Patrol

Pubblicato il 12/01/2015 da
voto
8.0
  • Band: MONSTER MAGNET
  • Durata: 74:43
  • Disponibile dal: 18/11/2014
  • Etichetta: Napalm Records
  • Distributore: Audioglobe

“Milking The Stars” sarebbe, in teoria, il decimo album dei Monster Magnet, ma non è nient’altro che la riproposizione, o la versione “reimmaginata” del precedente “Last Patrol” del 2013. E quindi che diavoleria è questa? Il caro vecchio Wyndorf però non fa mai le cose tanto per farle. “Milking The Stars: A Re-Imagening Of Last Patrol” non è infatti un semplice remixaggio del precedente lavoro, ma è una riproposizione, risuonata e riarrangiata, arricchita di quattro brani nuovi e due tracce live, con una struttura complessivamente diversa e un tocco ancora più ‘Sixties’. Stando a quanto dice Wyndorf è come se “Last Patrol” fosse stato pensato con l’attitudine del “cosa succederebbe se fosse stato fatto in maniera diversa?”. Decimo album o no, riproposizione o no, “Milking The Stars” è un ottimo disco, assolutamente, così come lo era il precedente. Apripista questa volta è “Let The Circus Burn”, sette minuti di space-rock di quello vero, incontaminato, puro, strumentale, diventando ovviamente la sinergica presentazione di quello che verrà detto successivamente. “Mindless Ones” diventa “Mindless Ones ’68”, organi e mellotron a profusione, per la rivisitazione sessantottina di un pezzo potente come questo, situato precedentemente nel bel mezzo del disco, ora diventato vero e proprio anthem introduttivo: “What we all knew is gone / Burn your wheels into the sun / Surrender to the mindless ones”, con la consueta ostinazione urlata del chorus finale tipica del mastro Magnet Dave Wyndorf, veramente old school. Perfetta anche la connessione successiva di “No Paradise For Me”, spinta come la canzone di presentazione di “Milking The Stars”, fluttuante e psichedelica, science-fiction vecchio stampo, suoni perfetti, spoken-word visionario, e connessione con il vero e proprio passato della band, traducendo la bellissima “Paradise” del precedente lavoro. “End Of Time (B-3)” rivisita in chiave ancora più aperta e catchy la precedente versione, rendendo chiaro l’intento di rivisitazione sessantiana delle premesse, soprattutto amplificando l’uso delle tastiere. La nuova “Milking The Stars” è una processione spaziale, psichedelica e fluttuante tenuta in piedi da un vibe americano di sottofondo, tastiere visionarie e l’oratoria surreale del suo portavoce, lieve, dove gli strumenti sussurrano e si lasciano andare ai sogni più mefitici e paludosi della psiche contorta dei musici-profeti che predicano il loro credo in una cantina di Red Bank, New Jersey. E dalla porta di quella cantina si aprono mondi e universi da cui è difficile venir fuori in maniera lucida: saranno le droghe che son passate lì dentro ma in pochi sono coloro che sono riusciti a far uscire qualcosa di egualmente catchy, soffuso e psichedelico allo stesso tempo come i Monster Magnet, non solo gruppo stoner rock, space-rock, o quant’altro, ma trascendendo da etichette stabili (e condizioni psico-fisiche stabili), passando per tempi duri e altri più magniloquenti, arrivando ad essere una vera e propria cult-band. “Hellelujah (Fuzz And Swamp)” continua un’ode alla musica dei predicatori americani del blues, forse rapiti dagli alieni, o con il campo di grano bruciato con simboli criptici da altri mondi, o forse agli ZZ Top. Ma ecco spuntare fuori la stupenda “I Live Behind The Clouds”, un tempo opener ed ora posta in mezzo al discorso magno, ma sempre e comunque colonna portante del discorso. Questa volta è resa “(Roughed And Slightly Spaced)”, ma il suo carattere fondamentale resta pur sempre un’emblema del discorso visionario di Wyndorf: “So I make my home in the clouds / I see the oceans, the mountains, the plains / The rats and the suckers, the strong and the lame / Sometimes I dream about flying on down / Falling in love and life on the ground / And the winds blow and the sun comes up /And I stay behind the clouds”. Una delle tracce che più aveva colpito, come “Stay Tuner” è resa, come dice appunto il titolo-attributo “(Even Sadder)”, ancora più malinconica e sognante, con il suo solo di chitarra blues e i synth di sottofondo. Il discorso è reso perfetto e incredibilmente ancora più vario e stravagante da una combinazione di musicisti come i chitarristi Phil Caivano, Garret Sweeney (anche al sitar), e il batterista Bob Pantella, che supportano il capomastro Dave Wyndorf in questo progetto di rivitazione e (ri)messa in scena. Presente, nelle ultime due tracce live, anche il nuovo bassista Chris Kosnik, in “Last Patrol” e “Three Kingfishers”, in chiusura di lavoro. Effettivamente, nonostante l’arricchimento di materiale, queste due tracce sono da considerarsi meramente delle bonus tracks, perchè il discorso magno avrebbe dovuto finire con “The Duke (Full On Drums And Wahs)”, super-singolo e perfetta chiusura. Le due tracce live sono molto interessanti, perfettamente eseguite e forse meglio delle originali addirittura, ma con gli applausi e la nuova dimensione live deviano un po’ il sound di quel viaggio cosmico, introspettivo e galattico che è “Milking The Stars: A Re-Imagening Of Last Patrol”: un album che è una rivisitazione, una riproposizione, ma al tempo stesso è una nuova scoperta, un nuovo viaggio, un’esperienza nuova. In definitiva, si, il decimo album. E tutto sommato il fatto che finisca con gli applausi non è da sottovalutare. Non sarà sicuramente a livello di “Spine Of God”, “Dopes To Infinity” o “Powertrip”, ma “Last Patrol”/”Milking The Stars” è un tassello importantissimo e di qualità notevole nella storia della band del Jersey. E come nella serie Marvel in cui si ripropone l’universo modificato secondo la formula “What If..?”, anche qui abbiamo un qualcosa di nuovo, modificato, ri-stabilizzato, ri-proposto, ri-editato e di nuovo magicamente convincente. “Last Patrol” era un gran disco per la formazione Monster Magnet. Non si sa bene come mai, ma questo è ancora meglio. Wyndorf è riuscito a riproporre di nuovo un ottimo lavoro di un anno fa, migliorandolo e rendendolo un’esperienza quasi totalmente nuova dalla precedente. Merito indiscutibile. “So tired of floating above / Sing to me baby your sweet refrain / I feel I’m coming apart in this rain / That’s all I need if that’s all I hear / Some beautiful music as I disappear”.

TRACKLIST

  1. Let The Circus Burn
  2. Mindless Ones ’68
  3. No Paradise for me
  4. End Of Time (B–3)
  5. Milking The Stars
  6. Hallelujah (Fuzz And Swamp)
  7. I Live Behind The Clouds (Roughed Up And Slightly Spaced)
  8. Goliath Returns
  9. Stay Tuned (Even Sadder)
  10. The Duke (Full On Drums ‘N Wah)
  11. Last Patrol (Live)
  12. Three Kingfishers (Live)
2 commenti
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