MONSTROSITY – Screams from Beneath the Surface

Pubblicato il 10/03/2026 da
voto
8.0
  • Band: MONSTROSITY
  • Durata: 00:42:20
  • Disponibile dal: 13/03/2026
  • Etichetta:
  • Metal Blade Records

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I lunghi silenzi tra un disco e l’altro non fanno più notizia nel mondo dei Monstrosity. Anzi, potremmo arrivare a dire che, al settimo appuntamento in studio in trentasei anni di carriera, ne rappresentino una caratteristica alla pari del suono denso e articolato, motivo per cui non bisognerebbe lasciarsi troppo intimorire dal loro protrarsi nel corso del tempo; prima o poi, la creatura di Lee Harrison tornerà a farsi viva sulle scene, pronta a ricordarci come il fare le cose con (molta) calma non sia necessariamente sinonimo di pigrizia o indecisione, e che anzi – nel suo caso – questo modus operandi sia la via migliore da percorrere per scrivere musica di qualità.
Il nuovo “Screams from Beneath the Surface” arriva così ad otto anni dal precedente “The Passage of Existence”, e conferma la capacità innata della band di Tampa di mantenere vivo il proprio fuoco creativo guardando unicamente a se stessa come punto di riferimento, scavando a fondo in una proposta che, per quanto non abbia subito modifiche sostanziali dai tempi del leggendario esordio “Imperial Doom”, continua ad offrire spunti efficaci e interessanti.

Contando sempre su una spalla solidissima come quella offerta dal chitarrista Matt Barnes (Chaos Inception), oltre che sull’esperienza di due veterani come Ed Webb alla voce (ex Diabolic, Eulogy e Massacre) e Mark van Erp al basso (già nel gruppo fra il ’90 e il ’95), Harrison realizza un disco che non stupisce tanto per il taglio dei suoi contenuti, i quali – dall’inizio alla fine – aderiscono a stilemi classici e codificati, quanto per il modo in cui le suddette soluzioni vengono cucite addosso ai pezzi, per una tracklist in grado di trasformare un certo tipo di death metal americano in una sorta di abito su misura, in un completo sartoriale da cui traspaiono immediatamente la pregevolezza dei tessuti e la cura riposta nella foggia.
Rispetto agli ultimi lavori, si avverte forse un legame più diretto con quanto confezionato dai Nostri negli anni Novanta, vuoi per un timbro vocale non troppo distante da quello sfoggiato da George ‘Corpsegrinder’ Fisher sui primi album, vuoi per una resa sonora dal sapore vintage, a richiamare quelle scolpite nei Morrisound Studio nello stesso periodo, ma la base – come detto – è la solita, senza che questo termine sappia di stantio o asfittico.
Qui dentro, al contrario, c’è tutto ciò che un’amante della formazione e della vecchia scuola floridiana potrebbe esigere, scritto e interpretato con un piglio autorevole che mescola istinto e raziocinio, immediatezza e tortuosità, per risultati finali che fanno il pari con gli sforzi di altri veterani ancora sul pezzo come Autopsy, Cannibal Corpse o Immolation.

È una raccolta di brani completa, quella di “Screams…”, all’interno della quale i Monstrosity danno vita ad architetture death metal basate su un dialogo costante fra tecnica, potenza e orecchiabilità, e nel cui flusso variopinto, tra episodi feroci e dritti al punto come il singolo “The Colossal Rage” e parentesi più elaborate e compassate, vedasi i midtempo “Banished to the Skies” e “The Dark Aura”, ingegno chitarristico e fantasia ritmica trovano puntualmente il modo di collidere in una serie di micro e macro esplosioni dai toni accesi e penetranti.
Al netto del quantitativo di riff e cambi di tempo, di finezze e avvitamenti, ogni cosa appare infatti misurata e sotto controllo, incanalata in un flusso sonoro che guarda alla tradizione (con deviazioni thrash ricorrenti), per imbastire un discorso più che degno di essere accostato a quelli registrati in passato sotto questo moniker, e che non manca mai di scandire a chiare lettere l’amore profondo di Harrison e compagni per questo genere di musica.

E anche se, ovviamente, lo sfarzo di opere come “Millennium” o “In Dark Purity” non può essere replicato, ciò non toglie che il quartetto, attraverso questo suo ritorno, si sia posto nuovamente su un livello di verve e inventiva superiore alla media, rimandando ancora una volta l’appuntamento con la pensione e lanciando un guanto di sfida ai senatori (Immolation e Vomitory) che nelle prossime settimane rilasceranno i rispettivi full-length.
Quando il sole della Florida, anziché mitigare gli animi, li corrobora.

TRACKLIST

  1. Banished to the Skies
  2. The Colossal Rage
  3. The Atrophied
  4. Spiral
  5. Fortunes Engraved in Blood
  6. Vapors
  7. The Thorns
  8. Blood Works
  9. The Dark Aura
  10. Veil of Disillusion
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