6.0
- Band: MONUMENT OF MISANTHROPY
- Durata: 00:30:22
- Disponibile dal: 01/09/2014
- Etichetta:
- Great Dane Records
Uscito a fine gennaio 2014 in maniera indipendente, ma anche finanziato da una campagna di crowdfunding, “Anger Mismanagement” dei Monument Of Misanthropy viene in questi mesi ri-edito dalla francese Great Dane Records in via ufficiale. La band franco-austriaca è il nuovo side-project del dotato batterista dei techno-deathster Necrophagist, Romain Goulon, il quale si divide i compiti all’interno del gruppo con il conterraneo Jean-Pierre Battesti, alle chitarre e al basso, e con George ‘Misanthrope’ Wilfinger, vocalist appunto austriaco; solo di recente è stato aggiunto alla line-up un secondo chitarrista, probabilmente in chiave esibizioni live, Joris LeNeutre. Il terzetto-ora-quartetto, nelle sue dichiarazioni di battaglia, ci dice che vorrebbe rinverdire i fasti dei gloriosi, primi anni d’oro del death metal – primi anni ’90, quindi – abbinandoli a standard produttivi elevati e moderni. Ebbene, dopo ripetuti ascolti di “Anger Mismanagement”, non possiamo dire che l’impresa non sia riuscita, ma è chiaro come il risultato finale non possa soddisfare completamente un consueto ascoltatore del genere: il disco, nella sua sufficiente brevità (non avremmo disdegnato, però, un altro paio di tracce per allungare di una cinquina di minuti la durata), si muove piuttosto agile tra ritmiche brutali e velocità killer, senza esagerare con i cambi di tempo, questi ultimi piuttosto ragionati e non ultra-abusati tanto per mettere in risalto le doti tecniche dei performer. “Malformation” e “Bring Me The Head Of LGG”, che corrispondono agli episodi più devastanti e in-your-face della tracklist, li avremmo sentiti meglio, ad esempio, con un tocco maggiore di groove e cupezza; tocco che infatti si sente molto bene in “Carnal Offering” e “Retarded Phrase Mongers”, poste sul finale di platter e brani che risultano più graditi a chi scrive. La prestazione di Wilfinger è ottima sui toni growl, mentre un po’ troppo acida e forzata su quelli scream, che ricordano da vicino le grida di Flegias dei Necrodeath, senza però riuscire ad averne lo stesso trasporto fisico. Qualche sprazzo solistico è apprezzato, ma anche quasi superfluo se posto all’interno della mefitica cascata di note dei Monument Of Misanthropy, formazione che raggiunge la sufficienza – forse anche qualcosina di più – con questo esordio e che per il futuro prevediamo stolidamente incastrata in sonorità estreme trite e stra-note ma, a tutti gli effetti, affascinanti quanto basta.
