MONUMENTS – Gnosis

Pubblicato il 06/09/2012 da
voto
7.0
  • Band: MONUMENTS
  • Durata: 00:41:31
  • Disponibile dal: 27/08/2012
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: EMI

C’è chi lo chiama “djent”, c’è chi lo chiama “progressive groove metal”… l’abbiamo sentito persino chiamare “progressive math metal”. Si è giunti al punto di dover per forza dare un nome a tutto ciò che si ascolta, probabilmente proprio per soffermarsi il meno possibile a leggere e magari capire ciò di cui si sta parlando. Ma non siamo qua per teorizzare i mali del pianeta, bensì siamo qua per parlare di un disco: quello degli inglesi Monuments, che sono alle prese con quello che probabilmente è uno dei generi più in voga del momento. Sull’onda dell’entusiasmo generato da band (tipo i Periphery) che hanno bilanciato quelle ritmiche sbilenche, prettamente alla Meshuggah, con refrain melodici e clean vocals molto orecchiabili, sta giungendo sotto la luce dei riflettori tutta una serie di nuove band che provano a farsi largo a gomitate e tempi sincopati. E’ questo il caso dei Monuments, che, nati dalle ceneri dei Fellsilent (nei quali aveva anche militato Acle Kehaney dei Tesseract), giungono al loro debutto sotto l’ala protettrice di un’etichetta sempre molto attenta ai nuovi trend come la Century Media. Questo quintetto inglese interpreta il suo genere in maniera egregia, offrendoci una piacevole quarantina di minuti di buona musica, condita di ritmiche frizzanti ed energiche in un connubio musicale che porta appunto alla mente gruppi come Tesseract, Periphery, Sikth e via dicendo. Uno dei principali punti di forza del sound dei Nostri sono proprio questi ritornelli catchy, che si incollano all’orecchio dell’ascoltatore e che, nel giro di un paio di ascolti, lo faranno ritrovare a fischiettare tali motivetti sotto alla doccia inconsapevolmente. Merito soprattutto di Matt Rose, talentuoso vocalist della band, dotato di una notevole versatilità oltre che di un gusto melodico davvero niente male. Il resto dell’impiano sonoro è sorretto da un lavoro ritmico/chitarristico solido e coeso, che non aggiunge davvero nulla di nuovo, ma che gode di un’orecchiabilità e di una semplicità che è da ritenersi vincente in questo caso, non cadendo nella ripetitività o nel tentativo di sconvolgere l’ascoltatore andando alla ricerca di tempi impossibili (e incomprensibili). Se siete quindi amanti delle sonorità sopra menzionate, non perdetevi questa nuova band, che sicuramente sentirete nominare di nuovo e che ci auguriamo in futuro riesca a fare quel salto di qualità per distinguersi dalla massa.

TRACKLIST

  1. Admit Defeat
  2. Degenerate
  3. Doxa
  4. The Uncollective
  5. Blue Sky Thinking
  6. 97% Static
  7. Empty Vessels Make The Most Noise
  8. Regenerate
  9. Denial
3 commenti
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