MORAST – Fentanyl

Pubblicato il 05/02/2025 da
voto
7.0
  • Band: MORAST
  • Durata: 00:34:06
  • Disponibile dal: 07/02/2025
  • Etichetta:
  • Ván Records

Giustamente un po’ sotto traccia, come è d’obbligo nella tradizione underground, i Morast tornano con il terzo disco, “Fentanyl” (un analgesico molto potente, circa ottanta volte la morfina), da cui, sin dall’artwork, si evince il consueto umore nero che si sono portati chiaramente dietro dal precedente “Il Nostro Silenzio”. Per la cronaca, no, i Morast non sono nostri compatrioti: sono invece tedeschi, ma è stato proprio quel titolo particolare e a noi linguisticamente vicino a farci conoscere la band della Germania nord-occidentale.
Il gruppo peraltro ha radici più profonde del penultimo album, con una carriera di ormai un decennio, tre dischi completi e diversi split, tra cui un paio di notevoli con i compatrioti Ultha. “Fentanyl” di sicuro non cambia lo stile a cui i Morast ci hanno abituato, ma si nota subito, a nostro avviso, un’atmosfera generale più nero pece, a partire da una produzione più pesante e da un approccio vocale più disperato, ad opera del nuovo cantante Z., già con i recenti Endstille e in passato con Graupel e Nagelfar.
Musicalmente, stiamo parlando di un doom/black/death che trova il suo riferimento più palese nei The Ruins Of Beverast o in quella creatura misteriosa a nome Akatechism (che abbiamo perso di vista diverso tempo fa, tra l’altro). Ciò che sentiamo in “Fentanyl” è, se vogliamo, proprio un modello di riferimento sonoro espresso qua e là in molte produzioni di label europee come Vàn, Terratur o Invictus, quando non sono impegnate a produrre ferale black/death.
Il nuovo lavoro si snoda in sei pezzi, per un totale di trentacinque minuti scarsi, mostrandosi tutto sommato affrontabile nelle durate e nelle strutture, reiterate più e più volte in midtempo soffocanti e poderosi, più qualche rara accelerazione. Il suono è zanzaroso e claustrofobico: i punti di riferimento potrebbero essere anche il black metal moderno tedesco e quello proveniente dalla Polonia (la scuola Blaze Of Perdition), cosa che caratterizza l’incedere di brani come “Of Furor And Ecstasy” e “Aratron”. In vari punti, emerge anche un certo tipo di lavoro sulle backing vocals (“Walls Come Closer”), quasi monastiche e rituali, a ricordarci ancora l’approccio dei citati The Ruins Of Beverast e una predilezione per riff che si muovono in punta di piedi anche verso il mondo dello stoner-doom più infernale.
“Fentanyl” è dunque un disco che mantiene davvero la propria parola e che ha come unico possibile lato negativo una staticità strutturale da cui non può esimersi più di tanto. Se siete amanti delle atmosfere plumbee – del black/doom e di un mondo musicale negativo – il ritorno della band potrebbe fare per voi; certo, i The Ruins Of Beverast restano un paio di passi più avanti nella loro ricerca musicale, ma c’è spazio anche per i Morast.

TRACKLIST

  1. Of Furor And Ecstasy
  2. Aratron
  3. Walls Come Closer
  4. A Thousand And More
  5. Akasha
  6. On Pyre
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