6.5
- Band: MORAX
- Durata: 00:40:43
- Disponibile dal: 21/02/2025
- Etichetta:
- High Roller Records
Nel 2023 avevamo fatto la conoscenza dei Morax, one-man band fondata da Remi Andre Nygård, che si affacciava sul mercato discografico con un EP di cinque brani intitolato “Rites And Curses”. Il suo è un heavy metal tradizionale, saldamente ancorato agli anni Ottanta, con una netta inclinazione verso le sonorità più sulfuree, quelle dei Mercyful Fate, degli Angel Witch, per arrivare a lambire certi Venom. Pur con qualche asperità da smussare, causata soprattutto dall’avere una sola persona ad occuparsi di tutti gli strumenti, il nostro giudizio era stato sostanzialmente positivo, riconoscendo nel progetto delle buone potenzialità.
A distanza di due anni, Nygård torna con un vero e proprio full-length, “The Amulet”, che fondamentalmente porta avanti il discorso iniziato con “Rites And Curses”. Le radici sono le medesime, così come lo stile dei Morax, tuttavia, ci sembra che in questa occasione il polistrumentista norvegese abbia cercato di ampliare leggermente il proprio sound, abbandonando in parte le atmosfere luciferine, in favore di momenti più diretti e taglienti, riconducibili alle sue radici thrash metal, che ci hanno ricordato i primi Anthrax.
Restano immutati, invece, i difetti che avevamo sottolineato all’epoca dell’EP: contrariamente a quanto avevamo auspicato, Nygård non ha scelto di allargare la formazione, confermandosi come unico strumentista, autore e cantante. Pur essendo tutto sommato credibile in ogni ruolo, il musicista non riesce davvero ad eccellere come esecutore e, soprattutto nel suo ruolo di cantante, veleggia appena sul filo della sufficienza. La qualità delle canzoni, invece, è quantomeno discreta e l’ascolto scorre piacevolmente, pur senza raggiungere mai picchi veramente notevoli. Le canzoni che funzionano meglio sono ancora quelle in cui l’ombra dei Mercyful Fate è più presente, grazie alla buona capacità del compositore di costruire atmosfere sinistre pur restando nell’ambito del metal classico, mentre ci sembra che i brani più tradizionali tendano ad appiattirsi su strutture fin troppo note. Quello dei Morax, insomma, è un classico lavoro figlio di vera passione, ma non ancora in grado di far compiere al suo autore un salto di qualità.
