MORKOBOT – Gorgo

Pubblicato il 18/04/2017 da
voto
7.5
  • Band: MORKOBOT
  • Durata: 00:37:30
  • Disponibile dal: 16/09/2016
  • Etichetta: Supernaturalcat
  • Distributore: Goodfellas

Ci piace quando il titolo di un’opera descrive attentamente il lavoro stesso: appena “Gorgo” comincia, è appunto un senso d’abisso quello che sembra averci circondato, noi nel mezzo, spaesati, a girare su noi stessi, avviluppati dalle sensazioni, spossati. Un circuito sonoro, quasi una condizione fisica che permea i brani di questo quinto lavoro dei lodigiani, che aumenta ad ogni ascolto e ci accompagna sin da quando la batteria di LON (al secolo Jacopo Pierazzuoli) introduce “Kogromot”, poco prima di essere aggredita come uno scoglio dall’onda sonora dei due bassi gestiti dai compari LIN e LAN (rispettivamente Andrea Belloni e Marcello Bellina) che disegnano tornado e lazzi, girovagando per la durata del disco tra generi e anni. L’immaginario futurista disegnato dai tre fa da sfondo a una serie di andirivieni che ne sanno a pacchi tanto per quanto riguarda scrittura che esecuzione che bagaglio culturale, e come in una strana tempesta elettrica le sensazioni si inseguono e si modificano, ritornano, le riconosciamo e ancora non sono mai simili a prima. La produzione ad opera di Giulio Favero (Teatro Degli Orrori, Zu, OvO, One Dimensional Man) saggiamente lubrifica i suoni di un album – registrato in soli tre giorni con pochissimi take e pochissimo editing – nel quale quello che viene gettato sul piatto è uno spaccato ai confini dell’improvvisazione, una sorta di summa sia delle affinità compositive che delle capacità del terzetto. Si gira inconsapevolmente sotto una luce spettrale che sfuma in un vortice che racchiude post-noise e sludge, fusion, Frank Zappa, echi new wave e post-doom, e ad ogni tornata ci sembra di riconoscere un appiglio, un sentiero battuto, una nota familiare che poi tale non è: giungendo infine, spaesati eppure non spaesati, a “Gorog”, laddove “Gorgo” inizia a rallentare, a darci una parvenza di fine, un labile inganno, la promessa non mantenuta di una normalizzazione che non ha alcuna intenzione di avvenire. Meglio così, perché quando tutto d’un tratto ogni cosa tace, riemergiamo straniti e ci ritroviamo in uno stagno che ci era sembrato un oceano, ci guardiamo intorno, e piegati in due reclamiamo altro suono, altre onde, ripiombiamo nell’assedio cacofonico qui ordito. Bombetta.

TRACKLIST

  1. Kogramot
  2. Kologora
  3. Gorokta
  4. Ogrog
  5. Kromot
  6. Krogor
  7. Gorog
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