7.0
- Band: MOROWE
- Durata: 00:48:38
- Disponibile dal: 01/06/2010
- Etichetta:
- Witching Hour
Da una terra ormai quasi totalmente votata al Death Metal come la Polonia suona quasi strano annunciare l’arrivo dei Morowe, giovane formazione che con il qui presente “Pieklo.Labirynty.Diably” si lancia in territori post-black strizzando l’occhio all’avant-garde. Il suono intricato e volutamente malato partorito dal trio Polacco non ha facili raffronti con band che popolano la scena odierna e sin dai sintetizzatori dell’intro “Wstep” appare chiaro che il viaggio nell’ade dei Morowe non sarà un’escursione semplice: le abominevoli urla sparse per la durata del lavoro, le partiture strumentali che pescano da innumerevoli generi e la quantità di tastiere e synth che infarciscono le composizioni rendono un po’ traumatici i primi ascolti ma centrano lo scopo di rendere affascinante ed atipica la proposta dei Morowe. Le parti vocali di Nihil sono il perfetto strumento traghettatore della pazzia sonora della formazione: con un possente growl che ricorda da vicino il compaesano Nergal dei più famosi Behemoth, e l’uso alternato dello scream, crea una buona varietà vocale all’interno delle tracce anche se l’uso della lingua locale pregiudica in maniera sostanziale la fruizione dei contenuti dell’opera. Il suono mellifluo e cangiante delle composizioni trova il suo naturale complemento nella durata dei brani, abbondantemente sopra i sei minuti di media e che alternano attimi di lucida follia accostati a momenti di più ampio respiro: spiazzante e incomprensibile da questo punto di vista la scelta della band di infarcire più o meno casualmente le composizioni di continui rantoli e grida tanto da rovinare l’atmosfera del lavoro in più di un’occasione. Il suono chirurgico della produzione mescolato alle orrorifiche atmosfere rende l’album più vicino alle fredde lande scandinave piuttosto che ricordare lavori partoriti nella terra natìa della formazione: il riffing tecnico e variegato del duo Nihil/Hans fa riemergere in più di un’occasione formazioni come Arcturus e Dodheimsgard donando all’opera un incedere progressivo che sicuramente darà del filo da torcere a chi non è avvezzo al genere. La prolissità di certi episodi, che tranquillamente avrebbero potuto essere riassumibili in qualche minuto in meno, e la presenza di inutili vocalizzi a cui si accennava in precedenza, precludono purtroppo l’ottenimento di un punteggio più lusinghiero: va dato merito alla formazione polacca di aver avuto il coraggio di rischiare e di sfornare un debut album singolare e carico di fascino seppur godibile sulla lunga distanza, dopo aver dedicato del tempo all’assimilazione dei contenuti. Speriamo che non si tratti di una semplice meteora.
