6.5
- Band: MORS PRINCIPIUM EST
- Durata: 00:46:19
- Disponibile dal: 05/12/2012
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
Avevamo perso completamente le tracce dei finlandesi Mors Principium Est dopo la pubblicazione, nel 2007, del precedente “Liberation = Termination”. Da quanto siamo riusciti ad appurare, la lunga assenza dalle scene è dovuta in gran parte ai numerosi cambiamenti nella line up, alla ricerca di una nuova label discografica e – last but not least – alla stesura del nuovo “…And Death Said Live”. I ragazzi hanno faticato le classiche sette camicie per trovare due nuovi chitarristi all’altezza del ruolo e, dopo avere provato numerosi musicisti, la scelta è ricaduta sull’inglese Andy Gillion e sul neozelandese Andhe Chandler, entrambi provenienti da band stilisticamente piuttosto affini ai Mors Principium Est stessi. Firmato poi un deal con la AFM Records, ecco che finalmente l’album arriva sugli scaffali. La band tiene fede a sé stessa e non cambia una ricetta che ritiene vincente, puntando tutto su di un death melodico in bilico tra Dark Tranquillity, Kalmah e Callenish Circle, con diverse variabili gothic, power, black e thrash al proprio interno. Come nelle precedenti uscite, il combo piacerà molto agli amanti del genere e lascerà indifferente chiunque altro, a causa di un modo di scrivere molto old school che non permette ai Nostri di uscire mai dai canoni predefiniti di un genere che già da anni ha detto tutto ciò che aveva da dire. Ancora una volta i finnici resistono meritoriamente a tentazioni metalcore, preferendo inserire nel proprio canovaccio sonoro solos fulminanti di matrice neoclassica, frammenti power heavy da primi In Flames e alcune sferzate thrashy che però vengono totalmente stemperate dalla fortissima vena melodica e che quindi non trovano pieno sfogo come ad esempio succedeva per gli Impious di qualche anno fa. La dedizione alla causa dei Mors Principium Est è totale: niente clean vocals, niente ritornelli catchy, nessun compromesso in tal senso; qui assistiamo solo ad un susseguirsi di riff a cascata, drumming quasi sempre vocato verso l’uptempo, assoli funambolici e decisamente ben fatti, da sempre il punto di forza dei ragazzi (stavolta coadiuvati in tal senso da Ryan Knight dei The Black Dahlia Murder e da Jona Weinhofen dei Bring Me The Horizon), punteggiature tastieristiche niente affatto ruffiane. Il problema, come sempre, è un songwriting scolastico che cerca sempre le stesse soluzioni e le imbelletta poi con delle sovrastrutture esagerate e pompose che a conti fatti gettano solo fumo negli occhi. Non c’è grossa distinzione tra i dieci brani dell’album: magari qualcuno è più sfumato verso ambizioni gotiche, come “Ascension”, altri sono maggiormente impattanti (il primo singolo “Destroyer Of All” e “Departure”), altri ancora giocano con il metallo classico (“I Will Return” e la convincente “What The Future Holds”), ma, in definitiva, si ha la sensazione di ascoltare sempre la stessa traccia. Ciò non toglie che – al netto di tutto questo – possiamo considerare “…And Death Said Live” come il lavoro migliore dei Mors Principium Est, grazie anche ad una produzione e ad un mixing davvero ottimi. Onesti e coerenti, non c’è altro da dire.
